Premiate Lavanderie Martinez

L’italiano ha un immenso patrimonio di modi di dire. Per chi si cimenta con la scrittura è una fonte di grande ispirazione. Quello che ti presento oggi è un esercizio di stile, un manifesto, un racconto. Un volantino immaginario dietro il quale prendono vita le Premiate Lavanderie Martinez.

Lo senti, l’odore del sapone e dell’ammorbidente?

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Da oltre cinquant’ anni offriamo ai nostri clienti un servizio impeccabile.

Le Premiate Lavanderie dispongono di un programma completo di lavaggio del danaro sporco.

Si praticano altresì efficaci lavaggi di coscienza: le Premiate Lavanderie vi permettono di scegliere tra un programma delicato e uno energico, a seconda del capo da trattare. Le Premiate Lavanderie smacchiano la vostra coscienza in 24 ore.

Il mercoledì e il lunedì, presso le Premiate Lavanderie si effettuano lavate di capo: portate i vostri mariti da strigliare! Presentando questo volantino, potrete avvantaggiarvi dell’offerta 2 al prezzo di 1.
Alla bisogna è disponibile su prenotazione anche un servizio di lavaggio del cervello, singolo o di massa.

Grazie alla nostra lunga esperienza, leviamo anche gli aloni di sudore più ostinati dalle vostre 7 camicie (stiratura non inclusa).

Inoltre smacchiamo cavalieri e fedine penali, laviamo e stendiamo veli pietosi.

NUOVO: Le Premiate Lavanderie Martinez oggi lavorano anche a domicilio, perché i panni sporchi si lavano in casa.

Tutti i trattamenti sono effettuati a mano.

Le Premiate Lavanderie Martinez vi offrono anche un servizio sartoriale d’eccellenza:

  • si confezionano su misura abiti per fare il monaco;
  • si cuciono facili costumi;
  • si rattoppano mezze calzette;
  • si fa tanto di cappello;
  • si rammendano rotti della cuffia e fazzoletti di terra;
  • si taglia corto qualsiasi tipo di argomento.

Se di stoffa, vi facciamo anche le scarpe.

Premiate Lavanderie Martinez: da oltre 50 anni, ci mettiamo nei vostri panni.

George Orwell, 1984: quando lo scrittore diventa veggente.

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Capita spesso che la penna di scrittori visionari preceda la realtà di parecchi anni:

In “Dalla terra alla Luna” Verne aveva immaginato nel 1865 – con cento anni di anticipo – l’arrivo dell’uomo sulla luna, appunto.
Wells predisse i carri armati (The War Ironclads) e le porte scorrevoli automatiche (The Sleeper Wakes) – non saprei ben dire con quale nesso.
Twain, nel racconto “From the London Times of 1904” aveva addirittura predetto con buona approssimazione l’arrivo di internet e dei social network, e così via [un’infografica ben fatta sui libri che hanno predetto il futuro la trovate qui].

Ma tra tutti gli scrittori-profeti, uno spicca per l’attualità delle sue parole: George Orwell, il cui capolavoro “1984” sembra aver emesso una dura condanna nei confronti della società moderna.

Vediamo quali sono i tre punti salienti di questa sentenza:

1.      Il Grande Fratello ti vede

Tra gli elementi più inquietanti dell’opera, c’è la presenza continua e invasiva delle telecamere: occhi e orecchie del Grande Fratello, che incessantemente vegliano sulla vita – e la morte – dell’umanità.

Se pensate che il paragone sia azzardato sappiate che in media, in una metropoli italiana, quando una persona esce di casa viene inquadrata da circa 100 telecamere in un giorno solo (fonte).
[Una mappa delle telecamere nel nostro paese è disponibile qui. Prego, non c’è di ché].

2.      La verità è un’opinione

Si parla tantissimo, in questi ultimi giorni, di post verità, cioè quella «condizione secondo cui, in una discussione relativa a un fatto o una notizia, la verità viene considerata una questione di secondaria importanza» [Wikipedia].

Winston, il protagonista di 1984, lavora al Ministero della Verità: il suo compito è modificare retroattivamente tutte le notizie dei vecchi giornali per adeguarle alla nuova verità stabilita dal Grande Fratello. Verità immediatamente accettata, con cieco ipse dixit, dalla moltitudine del popolo.

Ora con qualche differenza (non è il governo a confezionarci le balle – o almeno non sistematicamente), è possibile affermare che la stessa cosa sta avvenendo ai giorni nostri: le bufale pascolano su internet, rimbalzando di tweet in post fino allo schermo di qualche analfabeta funzionale (leggi: idiota) che le prende per verità, forte della convinzione che verificarne la fonte non sia tra le sue responsabilità, e in fondo non sia affatto necessario:

«nella post verità la notizia viene percepita e accettata come vera dal pubblico sulla base di emozioni e sensazioni, senza alcuna analisi effettiva sulla sua veridicità o meno dei fatti reali» [Wikipedia].

3.      Il Nemico del mio nemico è mio nemico pure lui.

Nel 1984 di Orwell la terra è suddivisa in tre grandi potenze totalitarie, impegnate in una guerra costante: Eurasia, Estasia e Oceania, quest’ultima posta sotto una dittatura chiamata Socing e guidata dal fantomatico Grande Fratello.

In questo mondo, la Guerra è impiegata da ciascuna di queste superpotenze come mezzo per domare le masse attraverso una politica di odio e terrore.
Le alleanze tra questi stati variano in continuazione dall’oggi al domani e senza logica apparente e il Nemico numero 1 dell’Oceania, tale Emmanuel Goldstein, non meno evanescente del Grande Fratello stesso, si rifugia ora in un paese ora nell’altro, a seconda di chi sia il nemico di turno.

Immediato è il richiamo alla figura di Bin Laden, che nascondendosi per anni ora qua ora là ha fatto ridurre il Medio Oriente in una polveriera; o alla minaccia senza volto dell’ISIS.
La contrapposizione tra Noi e Loro, tra l’Io e l’Altro, scaturisce con prepotenza dalle pagine del libro, depositandosi su quelle dei nostri quotidiani.

Se siano stati i libri a prevedere il futuro, o sia stato il futuro a essere determinato dai libri, resta un quesito paragonabile a quello dell’uovo e della gallina, o del vaso di fiori in Matrix.
Non so dire se 1984 seguirà o meno la sorte di altri illustri e meno cupi romanzi trasformandosi in realtà, o trasformando la realtà.

So che noi, rispetto al protagonista di 1984, abbiamo un indiscutibile vantaggio: abbiamo letto 1984.

Come ebbe inizio la Guerra delle Stoviglie

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Nella grande Sala dei Cristalli tutti trattenevano il fiato.

Sua trasparenza il Re Calice guardava torvo l’ambasciatore del regno delle posate, ma il dignitario, un cucchiaio d’argento finissimo, non accennava a inginocchiarsi in segno di riverenza.

La Coppa Regina inclinò con eleganza il suo bordo dorato verso quello del suo sposo e sussurrò qualcosa.

«Dunque il vostro sovrano non ammette il torto» tuonò Re Calice.

«Maestà, come ben sapete, i destrieri si sono spaventati nel fragore della caccia e il figlio del mio sire è involontariamente caduto sul vostro».

«Sfigurandolo irreparabilmente!»

«Si è appena un po’ incrinato, altezza».

Re Calice fremette, tintinnando di sdegno. «Sbrecciato, vorrete dire» ringhiò«come un volgare bicchiere! Quale onta per il rampollo di una famiglia reale…»

«Se lo dite voi, umilmente taccio. Vi faccio notare però che si è trattato pur sempre di un incidente, per il quale il principe stesso si è già mille volte scusato. Lo stesso Re Coltello si è detto profondamente dispiaciuto».

«Eppure non vedo Re Coltello, a porgermi le sue scuse».

«Sapete meglio di me che il Galateo impedisce al Re delle Posate di domandare perdono di persona. Ha addirittura mandato me, suo fratello, a umiliarsi davanti a voi e la vostra corte. Perciò ve lo chiedo un’ultima volta: rilasciate il principe Cucchiaio o le conseguenze saranno terribili».

«Nessuno» sussurrò il Re avanzando fin quasi a sfiorare il suo ospite «minaccia la Stirpe dei Calici nella sua casa. Inchinatevi e poi liberatemi della vostra presenza. Tornate dal vostro sovrano: che si prepari alla guerra».

Il cucchiaio, prima scintillante alla luce delle torce, si fece opaco; ma non si mosse.

«Siete sordo?» gridò il Re dei bicchieri con gran fragore di vetri. «Inchinatevi, ho detto!»

Il cucchiaio esitò, colpito da tanta rozzezza. «Come desiderate» disse poi.

La sua testa lucente ondeggiò indietro e poi avanti, con forza metallica, abbattendosi sul bordo sottile del Calice.

I Boccali gli si lanciarono addosso mentre il sire, sbrecciato, barcollava verso il trono.

Lo Scrittore che Non Scrive

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Lo scrittore che non scrive
è una nube che non piove
treno merci che non stride
giacca vecchia e toppe nuove;

è una rima che non rima
prato verde senza brina
carcerato senza lima
invitato che declina;

corridore che non corre
libertino senza voglie
fiume in piena che non scorre
primavera senza foglie;

Paradosso – mostro il fianco –
che mi tocca d’affrontare
quando il foglio è ancora bianco
e mi vien da vomitare.