Premiate Lavanderie Martinez

L’italiano ha un immenso patrimonio di modi di dire. Per chi si cimenta con la scrittura è una fonte di grande ispirazione. Quello che ti presento oggi è un esercizio di stile, un manifesto, un racconto. Un volantino immaginario dietro il quale prendono vita le Premiate Lavanderie Martinez.

Lo senti, l’odore del sapone e dell’ammorbidente?

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Da oltre cinquant’ anni offriamo ai nostri clienti un servizio impeccabile.

Le Premiate Lavanderie dispongono di un programma completo di lavaggio del danaro sporco.

Si praticano altresì efficaci lavaggi di coscienza: le Premiate Lavanderie vi permettono di scegliere tra un programma delicato e uno energico, a seconda del capo da trattare. Le Premiate Lavanderie smacchiano la vostra coscienza in 24 ore.

Il mercoledì e il lunedì, presso le Premiate Lavanderie si effettuano lavate di capo: portate i vostri mariti da strigliare! Presentando questo volantino, potrete avvantaggiarvi dell’offerta 2 al prezzo di 1.
Alla bisogna è disponibile su prenotazione anche un servizio di lavaggio del cervello, singolo o di massa.

Grazie alla nostra lunga esperienza, leviamo anche gli aloni di sudore più ostinati dalle vostre 7 camicie (stiratura non inclusa).

Inoltre smacchiamo cavalieri e fedine penali, laviamo e stendiamo veli pietosi.

NUOVO: Le Premiate Lavanderie Martinez oggi lavorano anche a domicilio, perché i panni sporchi si lavano in casa.

Tutti i trattamenti sono effettuati a mano.

Le Premiate Lavanderie Martinez vi offrono anche un servizio sartoriale d’eccellenza:

  • si confezionano su misura abiti per fare il monaco;
  • si cuciono facili costumi;
  • si rattoppano mezze calzette;
  • si fa tanto di cappello;
  • si rammendano rotti della cuffia e fazzoletti di terra;
  • si taglia corto qualsiasi tipo di argomento.

Se di stoffa, vi facciamo anche le scarpe.

Premiate Lavanderie Martinez: da oltre 50 anni, ci mettiamo nei vostri panni.

George Orwell, 1984: quando lo scrittore diventa veggente.

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Capita spesso che la penna di scrittori visionari preceda la realtà di parecchi anni:

In “Dalla terra alla Luna” Verne aveva immaginato nel 1865 – con cento anni di anticipo – l’arrivo dell’uomo sulla luna, appunto.
Wells predisse i carri armati (The War Ironclads) e le porte scorrevoli automatiche (The Sleeper Wakes) – non saprei ben dire con quale nesso.
Twain, nel racconto “From the London Times of 1904” aveva addirittura predetto con buona approssimazione l’arrivo di internet e dei social network, e così via [un’infografica ben fatta sui libri che hanno predetto il futuro la trovate qui].

Ma tra tutti gli scrittori-profeti, uno spicca per l’attualità delle sue parole: George Orwell, il cui capolavoro “1984” sembra aver emesso una dura condanna nei confronti della società moderna.

Vediamo quali sono i tre punti salienti di questa sentenza:

1.      Il Grande Fratello ti vede

Tra gli elementi più inquietanti dell’opera, c’è la presenza continua e invasiva delle telecamere: occhi e orecchie del Grande Fratello, che incessantemente vegliano sulla vita – e la morte – dell’umanità.

Se pensate che il paragone sia azzardato sappiate che in media, in una metropoli italiana, quando una persona esce di casa viene inquadrata da circa 100 telecamere in un giorno solo (fonte).
[Una mappa delle telecamere nel nostro paese è disponibile qui. Prego, non c’è di ché].

2.      La verità è un’opinione

Si parla tantissimo, in questi ultimi giorni, di post verità, cioè quella «condizione secondo cui, in una discussione relativa a un fatto o una notizia, la verità viene considerata una questione di secondaria importanza» [Wikipedia].

Winston, il protagonista di 1984, lavora al Ministero della Verità: il suo compito è modificare retroattivamente tutte le notizie dei vecchi giornali per adeguarle alla nuova verità stabilita dal Grande Fratello. Verità immediatamente accettata, con cieco ipse dixit, dalla moltitudine del popolo.

Ora con qualche differenza (non è il governo a confezionarci le balle – o almeno non sistematicamente), è possibile affermare che la stessa cosa sta avvenendo ai giorni nostri: le bufale pascolano su internet, rimbalzando di tweet in post fino allo schermo di qualche analfabeta funzionale (leggi: idiota) che le prende per verità, forte della convinzione che verificarne la fonte non sia tra le sue responsabilità, e in fondo non sia affatto necessario:

«nella post verità la notizia viene percepita e accettata come vera dal pubblico sulla base di emozioni e sensazioni, senza alcuna analisi effettiva sulla sua veridicità o meno dei fatti reali» [Wikipedia].

3.      Il Nemico del mio nemico è mio nemico pure lui.

Nel 1984 di Orwell la terra è suddivisa in tre grandi potenze totalitarie, impegnate in una guerra costante: Eurasia, Estasia e Oceania, quest’ultima posta sotto una dittatura chiamata Socing e guidata dal fantomatico Grande Fratello.

In questo mondo, la Guerra è impiegata da ciascuna di queste superpotenze come mezzo per domare le masse attraverso una politica di odio e terrore.
Le alleanze tra questi stati variano in continuazione dall’oggi al domani e senza logica apparente e il Nemico numero 1 dell’Oceania, tale Emmanuel Goldstein, non meno evanescente del Grande Fratello stesso, si rifugia ora in un paese ora nell’altro, a seconda di chi sia il nemico di turno.

Immediato è il richiamo alla figura di Bin Laden, che nascondendosi per anni ora qua ora là ha fatto ridurre il Medio Oriente in una polveriera; o alla minaccia senza volto dell’ISIS.
La contrapposizione tra Noi e Loro, tra l’Io e l’Altro, scaturisce con prepotenza dalle pagine del libro, depositandosi su quelle dei nostri quotidiani.

Se siano stati i libri a prevedere il futuro, o sia stato il futuro a essere determinato dai libri, resta un quesito paragonabile a quello dell’uovo e della gallina, o del vaso di fiori in Matrix.
Non so dire se 1984 seguirà o meno la sorte di altri illustri e meno cupi romanzi trasformandosi in realtà, o trasformando la realtà.

So che noi, rispetto al protagonista di 1984, abbiamo un indiscutibile vantaggio: abbiamo letto 1984.

Il Giorno del Giudizio (e quel che avvenne dopo) – teaser

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Ferdinando de Blasio di Palizzi – Il Giorno del Giudizio (e quel che avvenne dopo), Undici||Edizioni – con le illustrazioni di Giovanni Frasconi.

“Pensa al tuo segreto più abietto e inconfessabile.
Prova a riassumerlo in una parola.
Ora pensa se quella parola ce l’avessi scritta in fronte, dove tutti possono leggerla”.

Il Giorno del Giudizio (e quel che avvenne dopo) non è né un romanzo, né una raccolta di racconti. O forse è entrambe le cose, ma credo si tratti del vecchio adagio del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.

Il Giorno del Giudizio è una storia di storie.

Forse i protagonisti sono molti e si mescolano scivolano l’uno nella storia dell’altro si sfiorano e influenzano in un vortice di citazioni reciproche.

O forse il vero protagonista è, se proprio ne vogliamo trovare uno soltanto, il Giorno del Giudizio stesso.

Edito da Undici || Edizioni, Il Giorno del Giudizio ha avuto la fortuna di essere illustrato da Giovanni Frasconi.

Prossimamente, sui vostri scaffali.

Come ebbe inizio la Guerra delle Stoviglie

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Nella grande Sala dei Cristalli tutti trattenevano il fiato.

Sua trasparenza il Re Calice guardava torvo l’ambasciatore del regno delle posate, ma il dignitario, un cucchiaio d’argento finissimo, non accennava a inginocchiarsi in segno di riverenza.

La Coppa Regina inclinò con eleganza il suo bordo dorato verso quello del suo sposo e sussurrò qualcosa.

«Dunque il vostro sovrano non ammette il torto» tuonò Re Calice.

«Maestà, come ben sapete, i destrieri si sono spaventati nel fragore della caccia e il figlio del mio sire è involontariamente caduto sul vostro».

«Sfigurandolo irreparabilmente!»

«Si è appena un po’ incrinato, altezza».

Re Calice fremette, tintinnando di sdegno. «Sbrecciato, vorrete dire» ringhiò«come un volgare bicchiere! Quale onta per il rampollo di una famiglia reale…»

«Se lo dite voi, umilmente taccio. Vi faccio notare però che si è trattato pur sempre di un incidente, per il quale il principe stesso si è già mille volte scusato. Lo stesso Re Coltello si è detto profondamente dispiaciuto».

«Eppure non vedo Re Coltello, a porgermi le sue scuse».

«Sapete meglio di me che il Galateo impedisce al Re delle Posate di domandare perdono di persona. Ha addirittura mandato me, suo fratello, a umiliarsi davanti a voi e la vostra corte. Perciò ve lo chiedo un’ultima volta: rilasciate il principe Cucchiaio o le conseguenze saranno terribili».

«Nessuno» sussurrò il Re avanzando fin quasi a sfiorare il suo ospite «minaccia la Stirpe dei Calici nella sua casa. Inchinatevi e poi liberatemi della vostra presenza. Tornate dal vostro sovrano: che si prepari alla guerra».

Il cucchiaio, prima scintillante alla luce delle torce, si fece opaco; ma non si mosse.

«Siete sordo?» gridò il Re dei bicchieri con gran fragore di vetri. «Inchinatevi, ho detto!»

Il cucchiaio esitò, colpito da tanta rozzezza. «Come desiderate» disse poi.

La sua testa lucente ondeggiò indietro e poi avanti, con forza metallica, abbattendosi sul bordo sottile del Calice.

I Boccali gli si lanciarono addosso mentre il sire, sbrecciato, barcollava verso il trono.

Lo Scrittore che Non Scrive

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Lo scrittore che non scrive
è una nube che non piove
treno merci che non stride
giacca vecchia e toppe nuove;

è una rima che non rima
prato verde senza brina
carcerato senza lima
invitato che declina;

corridore che non corre
libertino senza voglie
fiume in piena che non scorre
primavera senza foglie;

Paradosso – mostro il fianco –
che mi tocca d’affrontare
quando il foglio è ancora bianco
e mi vien da vomitare.

 

Come pubblicare un libro (e non pentirsene)

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Hai scritto un libro? Benissimo. E ora?

Averlo scritto non basta: a meno che tu non sia Joanne Rowling o Stephen King, non ci sarà la fila di editori davanti alla porta di casa tua.

Ecco quindi alcuni suggerimenti per arrivare a pubblicare e vendere il tuo libro. Perché se lo pubblichi ma non lo vendi – o comunque non lo diffondi – tanto vale lasciarlo nel cassetto.

1) Assicurati che sia davvero un capolavoro.

O almeno che valga la pena di leggerlo.

Dico sul serio. Alcuni pensano d’aver scritto il prossimo best-seller mondiale, e non si accorgono di aver soltanto imbrattato della carta.

So quello che dico: molti li edito io.

Quindi rileggi il tuo scritto. Rileggilo molte, molte (ma molte) volte e correggi, lima, sfoltisci. Richiedi pareri, ma non fidarti troppo di quelli di amici e parenti – non per cattiveria, ma ogni scarrafone è bello a mamma soja – e, se possibile, fallo leggere a qualcuno del mestiere.

2) Scegli il tipo di pubblicazione che fa al caso tuo

Quando si parla di pubblicazione, si pensa sempre alla pubblicazione tramite casa editrice (CE), a volte senza sapere bene neppure cosa sia.

Oggi però esistono numerose opportunità, diverse tra loro, che consentono agli autori di scegliere il tipo di pubblicazione più adatto alle esigenze del proprio lavoro. Vediamo quali.

Casa Editrice (CE)

Mettiamo subito in chiaro una cosa: l’editore, per quanto maneggi oggetti culturalmente (si spera) rilevanti quali i libri, è un imprenditore. Ciò significa che se pensa che un manoscritto non sia vendibile (che non ha per forza relazione con il fatto che sia scritto bene o male) non lo pubblicherà.

Ora, due elementi fondamentali caratterizzano l’imprenditore:

a) l’iniziativa, vale a dire la possibilità di organizzare l’impresa e dirigerla come ritiene opportuno;

b) il rischio economico, cioè il farsi carico di tutti gli oneri (leggi: i costi) relativi alla conduzione dell’impresa.

Mai pagare per pubblicare

L’editore che chiede all’autore di contribuire in qualsiasi maniera (pagando, comprando copie, ecc.) scarica il rischio dell’impresa sull’autore: se va bene vende e ci guadagna; se va male non ha perso nulla. A mio parere non è dunque un imprenditore e nemmeno un editore.

L’editoria a pagamento non è editoria sana e fa male a tutti. Morale: non pubblicare a pagamento.

Proponi il tuo manoscritto a case editrici che non chiedano contributi per la pubblicazione (esistono delle liste apposite online, per esempio qui) e aspetta con fiducia e molta pazienza: potrebbero volerci parecchi mesi prima che il tuo venga letto, vista la mole di manoscritti che anche la CE più piccola riceve.

Se alla fine nessuna Casa Editrice ha voluto pubblicare il tuo lavoro, le ipotesi sono tre: o è un brutto lavoro, o lo hai proposto alle CE sbagliate, o semplicemente è un’opera che per l’editore è troppo rischiosa in termini economici.

Autopubblicazione o self-publishing

Come ho già detto, la pubblicazione con CE non è l’unica via percorribile: oggi un autore può ricorrere a numerosi strumenti. Uno di questi è il self-publishing, cioè autopubblicazione.

Ci sono numerose piattaforme online che consentono di pubblicare il proprio manoscritto con diversi gradi di personalizzazione: tra i più famosi cito Lulu, Ilmiolibro e Youcanprint, ma ce ne sono molti altri. La maggior parte include l’attribuzione di un codice ISBN (cos’è ISBN?) e molti garantiscono la presenza nei maggiori store online come Ibs o Amazon (quest’ultima funziona anche come piattaforma di publishing).

Altrimenti, puoi sempre far stampare il tuo libro (io per alcune opere mi servo qui) da un print on demand e acquistare l’ISBN a parte: è un percorso più complicato ma ti dà il controllo completo della pubblicazione.

Quando è meglio scegliere l’autopubblicazione?

Non basta essere free per essere una buona casa editrice, così come non basta aver scritto un libro per essere un bravo scrittore. Molte case editrici oneste, specialmente tra quelle medio-piccole, hanno comunque grossi limiti per quanto riguarda la promozione e, soprattutto, la distribuzione.

Se non puoi accedere a una casa editrice solida, che garantisca un onesto piano di promozione e si avvalga di un distributore serio, potresti valutare l’ipotesi di autopubblicare il tuo libro, ovvero pubblicarlo a tue spese.

Ma allora lo sto pubblicando a pagamento? Sì e no.

Sì, perché lo stai effettivamente pubblicando a tue spese. No perché non ci sarà nessun editore furbetto e un po’ paraculossita a godere (gran) parte dei frutti del tuo investimento. Oneri e onori insomma sono solo tuoi.

Editing

Un altro dei compiti che dovrebbe (c’è anche chi se lo dimentica) svolgere l’editore è quello dell’editing del testo. Se pubblichi senza casa editrice, questo servizio indispensabile dovrai cercarlo da un’altra parte. È un lavoro che richiede professionalità e ha un suo costo, peraltro non trascurabile.

Ne vale la pena?

Pubblicare da sé il proprio libro, soprattutto se si desidera vederlo stampato su carta, è discretamente costoso: a conti fatti, stai diventando imprenditore di te stesso.

Perciò valuta l’ipotesi di autopubblicare solo se disponi di una buona rete di contatti – amici & parenti esclusi – per promuovere e vendere il tuo libro.

I Dialoghi del Terzo Tipo, ad esempio, che ho prodotto a mie spese, vengono venduti durante le rappresentazioni teatrali dei Dialoghi stessi. Ho scelto l’autopubblicazione perché i Dialoghi sono un’opera di nicchia, perché volevo tenere il prezzo basso e gestirne a piacimento tutti gli aspetti economici e promozionali. Ma sapevo di avere il vantaggio di una rete ampia di potenziali acquirenti, costituita dagli spettatori presenti agli spettacoli.

3) Cartaceo o ebook?

È meglio il formato cartaceo o quello digitale? Personalmente preferisco il formato cartaceo, ma anche l’ebook ha i suoi vantaggi: per distribuirlo basta una connessione a internet e i costi di produzione sono prossimi allo zero.

A ogni modo, molte piattaforme di self-publishing offrono tutte e due le possibilità, e niente vieta di coglierle entrambe.

4) Promuovere e vendere il tuo libro: come fare (e non fare).

Parlavo poco fa della necessità di una buona rete di contatti per promuovere il proprio libro. A meno che tu non sia un autore affermato (caso in cui mi sorprende che stia leggendo questo post) o abbia firmato un contratto con una CE di grandi dimensioni e che ti garantisce ottima visibilità, sia che tu abbia autopubblicato, sia che abbia pubblicato con CE, dovrai occuparti della promozione perché il tuo libro non si vende da solo.

Parlane

Sembra scontato, ma molti autori sembrano stupiti del fatto che il loro manoscritto non sia ancora sulla bocca di tutti. Se non lo fai tu, nessuno lo farà per te.

Sfrutta i canali dedicati

Internet pullula di forum, gruppi di discussione e community in generale dedicati alla scrittura e ai libri. I social network (facebook in testa) offrono agli autori emergenti valide opportunità per farsi conoscere.

Sii educato

In linea di massima la gente vive benissimo anche senza sapere che il tuo libro esiste. Loro non hanno bisogno di te, ma tu hai bisogno di loro: perciò sii educato. Fai in modo che si interessino a te e a ciò che scrivi ed evita di iscriverti a un gruppo/chiedere un’amicizia solo per poi fare spam a mano armata.

Nella migliore delle ipotesi sarai ignorato, nella peggiore anche insultato.

Partecipa attivamente alla vita del forum o community in questione, creandoti una reputazione: il tuo libro non potrà che giovarsene.

È un lavoro lungo e impegnativo è vero ma è il book business, baby! E poi, una volta ottenuta, anche i tuoi lavori futuri potranno beneficiare della tua buona reputazione. Anzi: se il libro non l’hai ancora scritto, vale la pena cominciare a costruirtela già adesso.

Se hai domande, o vuoi semplicemente dire la tua, scrivi un commento qui sotto: risponderò al più presto.

Raccontare con parole e immagini

Anche l’immagine è narrazione.
Chi si vuol occupare di comunicazione deve prenderne atto: essa si sta inesorabilmente staccando dal testo per tornare (in fondo la scrittura è nata così) all’immagine.

La fusione armonica di testo e immagine dà origine a un con-testo che è diverso da ciò che la parola da sola (o l’immagine da sola) può realizzare.

Queste riflessioni mi hanno portato a provare altre forme di narrazione, mescolando immagine e parola per veicolare un messaggio – che è in fin dei conti ciò che da sempre fa la pubblicità.

In un libro illuminante di Annamaria Testa (consigliatomi durante un corso sull’argomento) la copywriter spiega che, nel buon annuncio, parola e immagine devono essere complementari: l’una rimane priva di significato senza l’altra.

Rap di Natale 2016 – buon Natale un cazzo

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A Natale siamo tutti più buoni a nulla

se n’è accorto perfino Gesù Cristo nella culla:

la Siria è un camposanto, il fantasma d’un paese

che Putin se potesse invaderebbe anche il presepe,

tu invece pensi all’Iphone, babbo natale e gli elfi

– e frate te lo dico hai rotto il cazzo con ‘sti selfie –

te ne lavi le mani come Ponzio Pilato

dai venti euro ad amnesty et voilà il conto è saldato

Otto per mille schiaffi che ti darei a Natale

a te che vuoi respingere anche gli immigrati in mare;

Quest’anno niente auguri, xenofobo bastardo

che sei così ciccione che anche in testa hai solo lardo

fai pure il tuo cenone, e poi da bravo a letto;

io grido come Dante: Papé Satan ALEPPO!

 

Leggi i Rap dei Natali passati.

Come cominciare a scrivere – 4 consigli pratici e uno teorico

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Come si comincia a scrivere un racconto? E un romanzo?

Non tratterò qui il processo che conduce al concepimento dell’idea, al suo sviluppo, alle fasi creative che precedono i momento creativo. Ma non mi occuperò neppure del momento creativo stesso.

Parlo quest’oggi di quel momento che separa l’intenzionalità della scrittura alla posa della penna sul foglio – o meglio delle dita sulla tastiera.

Parlo cioè di quella che si potrebbe dire “preparazione alla scrittura”.

1) Pianifica

Se possibile, scegli un momento della giornata e un periodo di tempo in cui vuoi dedicarti alla scrittura.

Se hai deciso di impegnarti in un percorso, scegli di dedicare alla scrittura sempre lo stesso lasso di tempo, periodicamente: per esempio un’ora al giorno, o due volte alla settimana.

Ma anche se decidessi di scrivere una volta e poi mai più per i prossimi sei mesi, stabiliscilo chiaramente con te stesso: domani dalla tal ora alla tal altra, scrivo.

2) Prepara te stesso

Tratta l’appuntamento con la scrittura come tratteresti quello con una persona importante. Stacca il telefono, rifugiati dove nessuno possa disturbarti e – soprattutto se scrivi al computer – disconnettiti dai social network: sono vere e proprie trappole per l’attenzione.

Lo dimostra il fatto che esistono veri e propri software pensati per questo, come SelfControl  o FocalFilter che consentono di disabilitare l’accesso a certi siti per un periodo di tempo prestabilito.

3) Prepara il luogo di lavoro

La mente è straordinaria: basta poco per farla funzionare bene (e viceversa).

Per esempio, l’ordine del luogo in cui scegli di scrivere è essenziale: trova un posto tranquillo e ben illuminato.

Se scrivi su una scrivania, fa’ in modo che sia sgombra. Tieni con te solo lo stretto necessario, ma preoccupati che non ti manchi nulla, altrimenti ogni scusa sarebbe buona per alzarsi.

4) Prova a scrivere

Pronti, via! Se hai pensato di scrivere per più di un’ora, imposta il timer in modo da poterti concedere una pausa ogni tanto – ma non alzarti prima di allora.

Quando ci coglie il cosiddetto blocco dello scrittore e non riusciamo a mettere una parola dietro l’altra, fosse anche solo per scrivere il nostro nome e cognome, la mente frustrata di solito tenta di scappare. Resisti! Mettiti in testa che quello è il tuo tempo per scrivere e forse non ne avrai altro per un po’: se poi non verrà fuori nulla di nulla (improbabile) o nulla di buono (perdonabile) almeno avrai la coscienza pulita.

5) Goditela

La scrittura dovrebbe essere un piacere. Trovare il tempo per scrivere è un regalo che fai al te stesso di domani.

Milano

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Milano senza sole
Milano non sa amare
Milano niente Mole
Milano pendolare – non è un sostantivo, è un verbo
Milano senza nerbo
Milano sempre prima
Milano brava gente
Milano non fa rima
Milano pacco urgente
Milano la movida
Milano tra le dita
Milano o zitta o grida
Milano sodomita
Milano senza fiato
Milano tutto sommato

non è poi così male.

 

Come creare un personaggio per un libro, a partire dal suo portafogli

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Uno dei compiti più impegnativi di uno scrittore è creare personaggi realistici e convincenti. Quello che propongo di seguito è un piccolo trucco per inventare un personaggio per un racconto o romanzo, a partire dal suo portafogli.

1) Apri il tuo portafogli

e tira fuori tutto quello che c’è dentro, poi spargine il contenuto sul tavolo vicino al computer (o al foglio).

Cosa vedi? La carta di identità, l’abbonamento dell’autobus, la tessera universitaria e quella del bikesharing, la patente, l’abbonamento ai musei, vari scontrini, un appunto datato settembre 2012…

Tutte queste cose insieme descrivono già un personaggio: tu.

2) Prova a immaginare il portafogli del tuo personaggio

Che tipo di portafogli ha?

Un portafogli nuovo di pelle con inserti in argento e numerosi spazi per le carte di credito; uno più modesto, magari di tela, consumato dall’uso; o forse ha solo due pezzi di cartoncino tenuti insieme da un elastico?

Il portafogli di una persona può dire molto di chi lo possiede.

Il proprietario di quello con gli inserti in argento per esempio potrebbe essere un manager di successo (o magari… un gran truffatore).

3) Ora prova a immaginare come lo ha avuto

Lo ha comprato (dove, in che occasione)? È un regalo (da parte di chi)? Lo ha rubato o trovato? Non avere fretta, concediti il tempo di immaginare i dettagli.

4) Aprilo: cosa contiene?

Questa è la parte più interessante: il contenuto del portafoglio ci racconterà tutto delle abitudini del nostro personaggio, e anche qualcosa di occasionale.

Spargi mentalmente il contenuto del suo portafoglio sul tavolo e passalo in rassegna.

5) I documenti del personaggio e le informazioni di base

La carta di identità ci dirà già tantissimo – tutto l’essenziale – sul personaggio: come si chiama, quanti anni ha, dov’è nato e dove vive. Ci dirà esattamente quanto è alto, di che colore sono i suoi occhi, quali sono i suoi eventuali segni particolari.

Ci darà perfino – grazie alla fototessera – una prima fuggevole descrizione del suo volto. (Le condizioni in cui versa la carta di identità potranno poi aprire nuovi interessanti scenari…)

Dalla presenza o assenza della patente di guida (e di quale veicolo) potremmo desumere altre importanti informazioni.

6) Le tessere e le informazioni accessorie

La vita delle persone oggi dipende sempre di più dalle varie tessere che si portano appresso. Lo scrittore può sfruttare queste informazioni a proprio vantaggio.

La tessera universitaria, quella del cinema, dei musei, della palestra o piscina, del teatro, della biblioteca, di un particolare club o associazione (segreta e non) ecc. ci daranno poi informazioni marginali ma estremamente utili per dare carattere e tridimensionalità al personaggio.

7) Scontrini e biglietti da visita

I nostri portafogli – o almeno il mio – si riempiono quotidianamente di una massa anonima di scontrini, messi via di fretta insieme al resto dell’ultima spesa, e di biglietti da visita spesso non più associabili a un volto.

Ma come ogni buon investigatore sa, dagli scontrini si possono dedurre molte cose sui gusti e le abitudini di una persona, sulla sua condizione economica, perfino sui suoi orari e spostamenti.

Investiga a fondo sul tuo personaggio, studiando gli scontrini e i biglietti da visita che saltano fuori dal suo portafoglio. Ha pranzato ristorante cinese, lo fa spesso? Perché ha comprato due scatole di guanti di lattice? Chi è questo dr. Fascinoti, sensitivo?

8) E poi ovviamente i soldi

Se no che portafogli è?

Chiediti quanto denaro c’è, di che paese o paesi, se è denaro vero… e poi cerca di spiegarti il perché.

9) Un piccolo esercizio di scrittura creativa

Lo sviluppo del personaggio è un processo che richiede pratica e molta pazienza.

Per fare pratica, comincia dal contenuto del tuo portafogli, che hai tirato fuori prima: esaminalo e inventa un personaggio che “potrebbe essere te”.

Per la pazienza, non so!

Basaglia

«Ma hai visto che razza di randello?» dissi io.
«Lo so, lo so.» Luigi aspirò a occhi socchiusi, poi fece scivolare fuori il fumo dalle narici.
«Cristo santo! Saranno stati almeno trenta centimetri. Da moscio, Luigi!»
Luigi annuiva, il busto appoggiato alla ringhiera di metallo.
All’epoca – prima cioè che il signor Basaglia, pur con le migliori intenzioni, mandasse tutti a casa – lavoravo come inserviente all’ospedale psichiatrico San Bernardino. Avevo ventitré anni e nessuna qualificazione particolare, a parte un fisico da nuotatore: piuttosto utile se si considera che quello che dovevo fare, oltre a servire i pasti e rassettare le stanze, era assistere infermieri e infermiere quando qualcuno degli ospiti dava in escandescenze, il che succedeva abbastanza di frequente. Centoventimila lire al mese, otto ore di lavoro al giorno, una pausa di dieci minuti ogni due ore. Le pause le passavo con Luigi, più grande di me appena di qualche anno, ma che lavorava al manicomio già da quattro. Quando non faceva troppo freddo uscivamo sulla scala antincendio a fumare.
La mia agitazione allora era dovuta a un evento che s’era verificato quella stessa mattina, durante l’orario di ricreazione dei matti.
Alle nove e dieci precise, dopo la colazione e il consueto giro di pastiglie, tutti gli ospiti della struttura idonei alla socializzazione venivano convogliati nel salone al piano terreno, dove rimanevano fino all’ora di pranzo. Tutto quello che dovevo fare io era pulire dove sporcavano e metterli tranquilli quando esageravano, ma per lo più leggevo la gazzetta.
Quel mattino Marcello, uno degli ospiti storici del San Bernardino, d’un tratto s’alzò in piedi e si tirò giù le braghe. Io scattai, ma mi fermai a metà. Tra le gambe, assecondando l’ondeggiare del bacino, dondolava un attrezzo grosso come il braccio d’un bambino di tre anni, un batacchio tale che ci avrebbe potuto suonare le campane, con la punta grossa e porporina. Ridestato dalle grida isteriche d’un gruppo di matte, mi avventai su di lui e mentre quello si dimenava e piangeva gli rimisi a posto i calzoni.
«Ti giuro Luigi, mai visto nulla di simile.»
«Lo so» si limitò a ripetere. Poi gettò la cicca, la osservò roteare per la lunghezza dei tre piani fino a cozzare sull’asfalto in un ultimo guizzo di scintille, e rientrò.
«Pazzesco» sbottai ancora, prima di seguirlo all’interno.

Cuba

20160826_152324.jpgMacchine antiche palazzi in rovina gabbiani avvoltoi piantagioni di tabacco banane musica nelle strade accattoni truffatori murales di propaganda sui muri delle case vecchie foto fumo rum cocco chiasso un fortino spagnuolo abbarbicato alla costa jineteros canto di una donna su un terrazzo carretti trainati da cavalli una divinità africana travestita da Vergine Maria taxi guayabas cani randagi Che Guevara Comandante contrabbandieri smartphone coda davanti al negozio accattoni sorrisi poster souvenir della rivoluzione lungomare interminabili fumi di scarico la guagua ventilatori pellicani a volo radente un vecchio seduto al fresco la sera locomotive a vapore autobus sovraffollati bambini scalzi biciclette clacson rumore del mare in una conchiglia.

Ritratti #1: Lo strizzamani.

Un piccolo esercizio di stile sulla descrizione dei personaggi.

Era nato per stringere mani e rimpiangeva d’averne soltanto due: la sinistra non mollava la presa finché la destra non s’era chiusa a piovra sulla successiva. Tanto era solerte in questo suo ufficio che non aveva ancora guardato in faccia l’uno e già era tutto volto con l’animo verso l’altro. La vittima ignara non sapeva che, per via di questo semplice contatto, era entrata – volente o nolente – a far parte della sua cerchia di amici, ed egli se ne vantava con gli altri come se fossero cresciuti insieme, allattati dallo stesso seno. Aveva una rubrica zeppa di numeri, nomi e indirizzi, per lo più estorti con la forza dell’insistenza, che sventolava come trofei ogni volta che se ne presentava l’occasione: conosceva tutti e tutti lo conoscevano, pertanto, lo evitavano.
Con l’avvento di facebook e delle nuove tecnologie poi, la sua sfera d’azione si era ampliata a dismisura, mandandolo in deliquio.

Non era socievole, era social.

pino

 

Cacca di Drago: Con tre euro

Con tre euro puoi bere tre caffè,
fare due giri in metropolitana,
comprare circa due litri di benzina
o un chilo e qualcosa di pane (che faccio, lascio?),
una birra fresca,
o una copia dei Dialoghi del Terzo Tipo…
Puoi fare un sacco di cose (soprattutto l’ultima).

Ve lo dico perché da oggi, per chi acquista una copia de “La Ballata di Lando”, BookAbook pratica uno sconto di 3 euro.

Basta inserire il codice “theincipit”.
Lo sconto è valido fino a fine settembre!
Prego, non c’è di che.

Segui il link: https://bookabook.it/projects/la-ballata-di-lando/

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