Il nuovo ordine mondiale / El nuevo orden mundiál

Siamo ovunque.
Siamo in mezzo a voi, nelle vostre città, nei cortili delle scuole dei vostri figli.
Vi osserviamo dall’alto dei vostri stessi palazzi, scrutiamo all’interno delle vostre case, rovistiamo nell’intimità delle vostre vite attraverso ciò che voi stessi gettate via.
Lasciamo che ci crediate stupidi, ma intanto defechiamo su quanto avete di più caro: sui simboli del vostro potere, sulle vostre armi, sulle tombe dei vostri cari, sulla giacca dello sposo il giorno del matrimonio.
Non potete fermarci.
Il mondo conoscerà presto la potenza del nostro popolo, e noi ne saremo i signori incontrastati.
Noi, i piccioni.

***

Estamos en todo sitio.
Estamos entre vosotros, en vuestras ciudades, en los patios de las escuelas de vuestros hijos.
Os observamos desde lo alto de vuestros mismos palacios, miramos dentro de vuestras casas, hurgamos en la intimidad de vuestras vidas a trevés de las cosas que vosotros mismos echais a la basura.
Dejamos que nos creáis tontos, y mientras tanto nos cagamos en todo lo que más amais: sobre los simbolos de vuestro poder, sobre vuestras armas, sobre las tumbas de vuestros queridos, sobre la chaqueta del esposo el dìa de la boda.
No podéis pararnos.
El mundo pronto conocerà la potencia de nuestro pueblo, y nosotros seremos los indiscutibles amos de aquello.
Nosotros, las palomas.

8 marzo

A quasi sessant’anni dal loro primo incontro, il signor Anselmo non aveva ancora rinunciato a sorprendere la sua dolce Pia.
Non aveva mai smesso di corteggiarla ogni giorno, fin da quel primo in cui si erano ritrovati per caso, zuppi di pioggia, sotto l’arcata di un portone del centro: le cantava canzoni, portava fiori, le lasciava biglietti quando all’alba, in punta di piedi, usciva per andare a lavorare.
Non aveva smesso di corteggiarla dopo che s’erano detti di sì, con gli occhi pieni di gioia, nella cattedrale d’una città che ancora mostrava i lividi delle bombe; non aveva smesso dopo che era nato il primo figlio, né dopo il secondo, né quando l’uno e l’altro s’erano fatti uomini e padri a loro volta.
Ancora adesso, a ottant’anni suonati, gli piaceva sorprenderla con un fiore, un bacio e una poesia appuntata su un foglio con una calligrafia ogni giorno più incerta.
Di buon mattino si era recato dal barbiere per farsi accorciare la barba, già bianca da anni; aveva comprato una rosa; aveva scritto due righe semplici e, in fine, a una bancarella aveva comprato un libro scegliendolo senza guardare, come facevano quand’erano ragazzi.
Poi aveva inforcato la bici e s’era avviato al luogo dell’appuntamento, da qualche tempo sempre lo stesso. Lei lo attendeva sorridente, come lui avrebbe sempre voluto ricordarla: i capelli castani e ricci che ricadevano sulle spalle e il vestito primaverile, celeste coi fiori.
Si inchinò, le offrì la rosa e, dopo essersi schiarito la gola, recitò la poesia.
Poi sette vicino a lei, estrasse dalla tasca del cappotto il libro e prese a leggere ad alta voce, come aveva iniziato a fare quando la malattia s’era fatta più invadente.
Al tramonto si alzò. Lei era sempre lì, bella e sorridente, come l’avrebbe sempre ricordata.
Prima di andarsene baciò la foto, sotto la quale c’era la data del loro ultimo incontro:

8 marzo 1990

Dialoghi del terzo tipo #15: Déjà vu

– Vai via di qui, immigrato!

– Ma scusa, che fastidio ti do?

– Mi rubi il lavoro.

– Guarda che non rubo niente a nessuno, io: ho un contratto regolare.

– Regolare per te, forse. Ma col fatto che vieni da un paese sottosviluppato, ti fai pagare una miseria e preferiscono assumere voialtri che noi, che qua ci siamo nati; con quello che guadagni tu non ci pago neanche una rata del mutuo.

–  C’è abbastanza lavoro per tutti, e noi veniamo a fare quello che voi non volete fare più!

– Sì ma siete troppi, scusa. Non c’è lavoro a casa tua?

– Ma veramente no.

– E proprio qua devi cercarlo? Vai in Austria. Bella, l’Austria.

– Non parlo tedesco.

– Massì, cosa vuoi che sia, qualche gesto dei vostri e vedrai che ti capiranno a meraviglia.

– Ma io sto bene qua.

– Non importa! Raccatta pizza e mandolino e tornatene in Italia.

– È per la pubblicità del cioccolato, vero?

– Sì.

PS
Questo dialogo si è scritto praticamente da solo, mentre guardavo il Tg regionale: gli italiani si lamentano perché gli svizzeri stanno pensando di fargli quello che loro pensano di fare agli immigrati in Italia.
Contorto? Mai come nella realtà.

Madrugada

Te esperaré hasta la madrugada,

cuando hojas de viento salen de la boca del mar,

y las estrellas poquito a poco se callan de lucir.

Te esperaré hasta la madrugada, allì donde dia y noche

se tocan perdiendose el uno en la otra,

hasta olvidarse de si mismos.

Te esperaré hasta la madrugada, cuando la primera

golondrina deja su hogar, y tú

no vendràs.