Manuale di sopravvivenza in castelli stregati.

Una piccola anteprima.
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(tanto è gratis)

CENNI INTRODUTTIVI
Capita a tutti, prima o poi.
Un bel giorno ricevete una lettera, o una telefonata, da parte di un vecchio notaio dal nome impronunciabile che vi comunica che avete appena ereditato, quasi certamente da un lontano parente che non sapevate di avere, una villa o un castello sperduto da qualche parte.
Fin qui, tutto bene.
Di sicuro però, magari proprio mentre state per riagganciare pensando ai soldi a palate che farete vendendo la proprietà, il vecchio notaio, con una voce da suorina, vi dirà “ci sarebbe ancora una cosuccia…”
Una clausola minuscola e insignificante, un’inezia, in grado però di mandare a farsi benedire i vostri sogni di facili guadagni.
Dovete ovviamente trascorrere una notte intera nel castello/villa, che sarà altrettanto ovviamente infestato da strane presenze.
Questa guida in due capitoli è appositamente pensata per farvi trascorrere la detta notte in (quasi) totale sicurezza.
Poi venderete baracca e burattini che diventeranno un problema di qualcun altro.

CAPITOLO I – LA PREPARAZIONE
Certe situazioni non si affrontano come una gita in campagna.
Per questo motivo occorre prestare molta attenzione alla preparazione, al calcolo delle probabilità e alla prevenzione delle catastrofi, per fare in modo che a subirle ci sia qualcun altro.
Parte uno: la valigia.
Tanto quanto il tempo che passerete all’interno della proprietà (d’ora in avanti il castello) è importante quello che spenderete ad equipaggiarvi.
Lasciate perdere trolley e simili amenità: le maledette rotelle si incepperebbero proprio nel momento meno opportuno.
Prendete uno zaino da escursione, comodo e capiente, magari ignifugo.
Di solito i testamenti e gli anziani notai dal nome impronunciabile sono piuttosto evasivi per quanto riguarda le “presenze” ospiti del castello, quindi cercate di essere fantasiosi ed equipaggiarvi per ogni evenienza.
Certo, se detto castello si trova in Transilvania, magari infilateci una dose extra di aglio, croci e paletti.
Esaminiamo di seguito cosa non deve mancare mai nella borsa, per non passare direttamente da erede a defunto.

• Kit preventivo del cacciatore di mostri™.
Equipaggiamento a composizione variabile: a seconda della creatura che ritenete di dover affrontare, sarà composto in maniera diversa. La stima dev’essere dunque molto accurata, se siete incerti, preparatene più di uno. I singoli kit saranno descritti nelle apposite sezioni.
• Torcia elettrica.

Ammesso che nel castello la corrente ci sia, test clinici dimostrano che il 99% delle volte salta senza preavviso, lasciandovi più disorientati di un diabetico in pasticceria. Evitiamo poi cadute di stile come l’accendino, il fiammifero o la candela: sarebbe un insulto all’intelligenza della mostruosità che sta cercando di uccidervi.

• Coltellino svizzero.
Utile in una serie infinita di circostanze, come insegna il caro vecchio Mc Gyver.

• Lettore Mp3 amplificato, con opere di cantanti neomelodici italiani.
Da usare come estrema risorsa: le creature maligne li temono. L’unico inconveniente è che sono letali anche per gli esseri umani, quindi vedi il punto successivo.

• Tappi per le orecchie.
Oltre ad evitare tutti i soliti problemi riguardo a strane voci nella notte, stridori di catene o altro, sono indispensabili per poter utilizzare in sicurezza l’Mp3 di cui al punto 4.

• Cimelio Della Nonna™.
Si tratta di un oggetto pressoché insignificante, tramandato per generazioni all’interno della vostra famiglia, o di quella di un altro. Un pendaglio orrendo regalatovi alla prima comunione, una statuetta di pessimo gusto, una riproduzione fedele in terracotta del ciuffo di Elvis: il Cimelio Della Nonna™ può essere qualsiasi cosa. Dimenticato per anni in soffitta o in un vecchio baule, il Cimelio Della Nonna™  salterà fuori come per magia mentre cercherete gli altri accessori del vostro zaino. Nessuno sa a cosa serve, di solito lo si scopre nel momento del bisogno (o immediatamente dopo).

• Mantellina e stivali di gomma.
Non credevate mica di arrivare in un castello infestato in una tiepida giornata di sole, vero?
Ci sarà un motivo se certe storie iniziano tutte con “era una notte buia e tempestosa”.

• Carta igienica.
Non credo sia il caso di dilungarmi in spiegazioni superflue. Anche se nei film non si vede mai, quando serve, serve.

 

L’opera completa è disponibile gratiutamente nella sezione DOWNLOAD.

Nostalgia

Niente da aggiungere a ciò che è già scritto.
Buona lettura,
F.

Una brezza salmastra accarezzava il molo deserto, l’alba impreziosiva i flutti di creste dorate.
Dalla banchina, Rosario osservava gli sbuffi di fumo chiaro del battello, che dall’orizzonte procedeva ondeggiando verso la baia.
Inspirò a fondo, riempiendo i polmoni del profumo del mare, poggiò a terra la vecchia valigia e si sedette sulla panca di pietra.
Con la mano bruna cercò a fil di memoria l’incisione, e un sorriso amaro passò come un ombra sul suo viso, quando le dita sfiorarono tremando il rozzo cuore e le due iniziali: R e S.
C’era un istante, quando ancora giorno e notte corteggiavano lo stesso cielo, in cui l’aria era tesa e il silenzio si faceva persona e lo potevi abbracciare e ci potevi parlare.
Anche Serena lo adorava. Avevano passato notti intere ad attenderlo, stretti l’uno all’altra, solo per poi vederlo dissolvere con le ultime stelle.
Quando lei partì, a Rosario, che non aveva avuto il coraggio di seguirla, non rimase che il silenzio.
Improvviso e potente esplose il grido dei gabbiani, svegliati dal sole e dal canto dei pescatori, che dopo la notte ritornavano in porto.
Il vaporetto era adesso così vicino da poter udire il battito del suo cuore di ferro.
Da vent’anni Rosario raggiungeva il molo all’alba, con la valigia pronta.
Seduto su quella panchina attendeva l’attracco, guardava il viavai dei passeggeri, ascoltava le chiacchiere e i dialetti.
A mezzogiorno, dopo il carico del carbone, quando il fischio del nostromo richiamava gli ultimi viaggiatori, prendeva la valigia, indossava il cappello e tornava a casa.
Ma quella, lo sentiva, era la volta buona.
I capelli avevano preso il colore della sabbia, il tempo aveva cesellato la pelle olivastra di rughe, e lui era pronto.

Un pescatore con la faccia bruciata dal sole lavava le reti, cantando una canzone dal sapore balcanico.
Rosario guardava il mare, su cui scivolava pigro il battello.
Lo avrebbe preso domani.         

La fine del Mondo

Dicono che ci coglierà tutti di sorp

Discorso di un vecchio scrittore.

Un piccolo “sketch letterario” per così dire, che ho creato praticamente per caso senza poi sapere dove sarebbe andato a finire. Di quelle cose che rimangono sull’hard disk fin quando non le ritrovi e scopri che combaciano perfettamente con la trama che stai elaborando. io sono ancora alla prima fase: quella dell’hard disk.
Uno scrittore non più giovanissimo, che tiene una conferenza agli studenti delle facoltà umanistiche sul suo ultimo lavoro. Forse è un po’ moraleggiante, ma a me la morale piace!

Il fatto che la mia ultima opera, quella per cui mi avete onorato di un simile invito, tratti di lotta alla malavita, può definirsi poco più che un caso.
Avrei potuto parlare della battaglia dei neri, per liberarsi dalla schiavitù.
O di quella degli omosessuali, o delle donne, per sciogliere i vincoli dalla discriminazione.
Ciò che conta è il messaggio: qualcosa può cambiare, deve cambiare.
Dobbiamo essere noi tutti autori di questo grande mutamento.
E il modo migliore per farlo, è fare ciò che ci riesce meglio.
Nella mia gioventù, non essendo abile altrimenti che con la penna, l’ho usata come un pugnale.
Così fate voi.
Immagino che se siete tutti qui a sentire farfugliare questo vecchio scribacchino, siate per così dire clienti abituali del polo delle facoltà umanistiche. Perfetto.
Siete studenti di lettere? Scrivete, fatelo senza timore. è solo con parole di fuoco che si incendiano gli animi.
Giuristi? Seguite la giustizia, più che la legge. Meglio ancora, piegate la seconda per arrivare alla prima.
Antropologi? Non limitatevi a contemplare l’uomo, amatelo. Studiate le antiche civiltà per apprezzare questa nostra, viva e pulsante, e per cambiarla in meglio.
Siete filosofi? Oh, diavolo, ci sarà qualcosa che potete fare anche voi.

E qui fece una pausa, ad arte, per lasciare al suo pubblico il tempo di cogliere l’ironia.
Una volta terminato il brusio suscitato dalla battuta, s’inumidì le labbra nel bicchiere vicino al microfono.
Si aggiustò una ciocca ribelle di capelli argentati e, quando puntò di nuovo gli occhi, di un azzurro acquoso, sulla platea, la silenziosa attesa per qualsiasi cosa avesse voluto dire era assoluta: li aveva conquistati.