Discorso di un vecchio scrittore.

Un piccolo “sketch letterario” per così dire, che ho creato praticamente per caso senza poi sapere dove sarebbe andato a finire. Di quelle cose che rimangono sull’hard disk fin quando non le ritrovi e scopri che combaciano perfettamente con la trama che stai elaborando. io sono ancora alla prima fase: quella dell’hard disk.
Uno scrittore non più giovanissimo, che tiene una conferenza agli studenti delle facoltà umanistiche sul suo ultimo lavoro. Forse è un po’ moraleggiante, ma a me la morale piace!

Il fatto che la mia ultima opera, quella per cui mi avete onorato di un simile invito, tratti di lotta alla malavita, può definirsi poco più che un caso.
Avrei potuto parlare della battaglia dei neri, per liberarsi dalla schiavitù.
O di quella degli omosessuali, o delle donne, per sciogliere i vincoli dalla discriminazione.
Ciò che conta è il messaggio: qualcosa può cambiare, deve cambiare.
Dobbiamo essere noi tutti autori di questo grande mutamento.
E il modo migliore per farlo, è fare ciò che ci riesce meglio.
Nella mia gioventù, non essendo abile altrimenti che con la penna, l’ho usata come un pugnale.
Così fate voi.
Immagino che se siete tutti qui a sentire farfugliare questo vecchio scribacchino, siate per così dire clienti abituali del polo delle facoltà umanistiche. Perfetto.
Siete studenti di lettere? Scrivete, fatelo senza timore. è solo con parole di fuoco che si incendiano gli animi.
Giuristi? Seguite la giustizia, più che la legge. Meglio ancora, piegate la seconda per arrivare alla prima.
Antropologi? Non limitatevi a contemplare l’uomo, amatelo. Studiate le antiche civiltà per apprezzare questa nostra, viva e pulsante, e per cambiarla in meglio.
Siete filosofi? Oh, diavolo, ci sarà qualcosa che potete fare anche voi.

E qui fece una pausa, ad arte, per lasciare al suo pubblico il tempo di cogliere l’ironia.
Una volta terminato il brusio suscitato dalla battuta, s’inumidì le labbra nel bicchiere vicino al microfono.
Si aggiustò una ciocca ribelle di capelli argentati e, quando puntò di nuovo gli occhi, di un azzurro acquoso, sulla platea, la silenziosa attesa per qualsiasi cosa avesse voluto dire era assoluta: li aveva conquistati.         

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