Tu chiamale, se vuoi, emozioni
Pubblicato il 20 ottobre 2013 1 Commento
Ieri sera, 19 ottobre, a Ciampino ho partecipato alla serata organizzata dall’associazione culturale Mondoscrittura per il Premio Letterario che porta il suo nome; premio a cui ho partecipato con Ali di Ruggine, che si è piazzato sul podio, anche se non sul gradino più alto.
Una serata bella, semplice ed efficace, in cui ho potuto rivedere vecchi amici e conoscere persone nuove.
Il mio primo romanzo, a quasi due anni dalla sua uscita, ha avuto l’onore e il privilegio d’esser letto e commentato davanti a una bella platea che mi ha dimostrato, una volta spenti i riflettori, un calore e un apprezzamento come non me li sarei mai aspettati.
Una bella esperienza che mi ha lasciato una targa lucida con sopra il mio nome, una faccia stanca con sopra un sorriso, e la consapevolezza che su questa strada devo camminarci ancora tanto, ma ho le gambe buone per farlo.
Concludo questo breve post, con un sincero grazie a Mondoscrittura, cioè Greta e Enrica: padrone di casa gentili e impeccabili.

Sulla scrittura: Se una notte d’inverno un viaggiatore
Pubblicato il 15 ottobre 2013 1 Commento
Da un po’ di tempo cercavo l’occasione per scrivere un pezzo del genere e finalmente l’occasione è arrivata: oggi, nonostante il logo di Google non si sia minimamente scomposto, è il 90° anniversario della nascita di Italo Calvino, una delle penne più straordinarie della letteratura italiana e non.
Tutte le info biografiche e bibliografiche le lascio a Wikipedia, qui mi occupo invece del perché chi vuole imparare a scrivere dovrebbe dedicarsi a leggere le sue opere, in particolare alcune.
Una delle molteplici qualità di Italo Calvino è a mio avviso l’essere (anche) uno scrittore per scrittori, per chi cioè attraverso la lettura voglia imparare come si scrive; attività questa che in fin dei conti, abbinata alla scrittura stessa, è l’unica che possa ritenersi adatta allo scopo. Nei suoi testi si può riconoscere infatti una grande varietà di stili e generi, che però sono sempre inconfondibilmente il suo.
In “se una notte di inverno un viaggiatore” per esempio, Calvino dà, sotto questo aspetto, il meglio di sé. Si Tratta di un romanzo che combina in sé l’originalità dell’idea e la perfezione nella sua esecuzione: un romanzo, dico, in cui il protagonista è il lettore, di più, è il romanzo stesso. Un testo fatto di soli incipit che al loro culmine si interrompono, rilasciando nella mente del lettore dapprima un sottile senso di disagio e frustrazione, che via via si trasforma in una sorta di “assuefazione da climax”. Dieci incipit così diversi tra loro che, leggendoli indipendentemente l’uno dall’altro, si sarebbe portati ad attribuirli ad altrettanti autori, diversi tra loro per sensibilità, inclinazioni e stile, e che invece sono l’espressione della fantasia molteplice e straordinaria di uno solo. Fantasia che, diceva Calvino, “è un posto dove ci piove dentro”.
E da lui doveva piovere parecchio.
Ma la straordinarietà di questo testo non si esaurisce nella sua originalità, nella bellezza dello stile, nella molteplicità; è sorprendente anche la tecnica, utilizzata per una buona metà del libro: una narrazione in seconda persona che poi si trasforma in prima e continua a saltare da un punto di vista all’altro con la facilità con cui si possono spostare gli occhi da un punto A a un punto B o C di un orizzonte in un pomeriggio limpido. Il tutto senza creare in chi legge la minima confusione.
Si tratta in altre parole di una vera e propria “scuola”, un libro che ne racchiude molti, in cui è nascosto il segreto per creare aspettativa e tensione, per modellare gli stili, per gestire i punti di vista e tutto quello di cui si deve tener conto quando ci si vuol cimentare con quella belva magnifica che è lo scrivere (e il leggere).
A novant’ anni anni dalla nascita e a più di ventotto dalla scomparsa di questo autore, io lo trovo più vivo che mai. Molto più di altri che ancora respirano ma sono artisticamente morti.
Momenti di noia.
Pubblicato il 3 ottobre 2013 Lascia un commento
Ore undici, lezione di esegesi delle fonti del diritto italiano. Questa parla, parla, parla di cose morte di gente morta, e io vorrei essere altrove. Gradualmente sale l’inevitabile brusio, duecento persone sono tante. Ce n’è sedute anche a terra. Il vetro s’appanna di calore umano, di corpi e noia sbuffata. La mente vagante cattura le parole “ordalia” e “giuramento”, e tanto basta per spedirmi a spasso tra i secoli. Un povero contadino giura, ma il suo giurare vale forse l’ombra del giurare del signore che lo accusa. Lo trascinano via, deus vult. Torno qui, parliamo di codici e notai: la gente è da secoli che si incasina la vita, in italia, meglio che qualcuno l’assista mentre lo fa. Niente, quest’ora, che poi sono due, sembra non voler passare. Quindi scrivo un post su me che scrivo un post in aula, dove si parla di cose morte di gente morta. Come il diritto.
Segue: lettere da Santa Fe
Pubblicato il 26 settembre 2013 Lascia un commento
La carovana era in marcia da diversi giorni. I giganteschi carri Murphy, così si chiamavano per il nome del loro fabbricante, procedevano incolonnati in un lungo corteo, un biscione indolente e chiassoso, spesso costretto alla sosta da un innumerevole e infinitamente vario catalogo di accidenti: una volta i muli non volevano saperne di muoversi, un’altra volta la ruota d’un carro già rattoppata in precedenza se ne andava definitivamente in malora, un’altra volta ancora, ed è quella che a noi interessa, una banda di malviventi l’assaliva nel momento più critico del viaggio.

Santa Fe Trail
- Santa Fe Trail
