Momenti di noia.

Ore undici, lezione di esegesi delle fonti del diritto italiano. Questa parla, parla, parla di cose morte di gente morta, e io vorrei essere altrove. Gradualmente sale l’inevitabile brusio, duecento persone sono tante. Ce n’è sedute anche a terra. Il vetro s’appanna di calore umano, di corpi e noia sbuffata. La mente vagante cattura le parole “ordalia” e “giuramento”, e tanto basta per spedirmi a spasso tra i secoli. Un povero contadino giura, ma il suo giurare vale forse l’ombra del giurare del signore che lo accusa. Lo trascinano via, deus vult. Torno qui, parliamo di codici e notai: la gente è da secoli che si incasina la vita, in italia, meglio che qualcuno l’assista mentre lo fa. Niente, quest’ora, che poi sono due, sembra non voler passare. Quindi scrivo un post su me che scrivo un post in aula, dove si parla di cose morte di gente morta. Come il diritto.

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