Milano
Pubblicato il 15 dicembre 2016 1 Commento

Milano senza sole
Milano non sa amare
Milano niente Mole
Milano pendolare – non è un sostantivo, è un verbo
Milano senza nerbo
Milano sempre prima
Milano brava gente
Milano non fa rima
Milano pacco urgente
Milano la movida
Milano tra le dita
Milano o zitta o grida
Milano sodomita
Milano senza fiato
Milano tutto sommato
non è poi così male.
Come creare un personaggio per un libro, a partire dal suo portafogli
Pubblicato il 29 novembre 2016 10 commenti

Uno dei compiti più impegnativi di uno scrittore è creare personaggi realistici e convincenti. Quello che propongo di seguito è un piccolo trucco per inventare un personaggio per un racconto o romanzo, a partire dal suo portafogli.
1) Apri il tuo portafogli
e tira fuori tutto quello che c’è dentro, poi spargine il contenuto sul tavolo vicino al computer (o al foglio).
Cosa vedi? La carta di identità, l’abbonamento dell’autobus, la tessera universitaria e quella del bikesharing, la patente, l’abbonamento ai musei, vari scontrini, un appunto datato settembre 2012…
Tutte queste cose insieme descrivono già un personaggio: tu.
2) Prova a immaginare il portafogli del tuo personaggio
Che tipo di portafogli ha?
Un portafogli nuovo di pelle con inserti in argento e numerosi spazi per le carte di credito; uno più modesto, magari di tela, consumato dall’uso; o forse ha solo due pezzi di cartoncino tenuti insieme da un elastico?
Il portafogli di una persona può dire molto di chi lo possiede.
Il proprietario di quello con gli inserti in argento per esempio potrebbe essere un manager di successo (o magari… un gran truffatore).
3) Ora prova a immaginare come lo ha avuto
Lo ha comprato (dove, in che occasione)? È un regalo (da parte di chi)? Lo ha rubato o trovato? Non avere fretta, concediti il tempo di immaginare i dettagli.
4) Aprilo: cosa contiene?
Questa è la parte più interessante: il contenuto del portafoglio ci racconterà tutto delle abitudini del nostro personaggio, e anche qualcosa di occasionale.
Spargi mentalmente il contenuto del suo portafoglio sul tavolo e passalo in rassegna.
5) I documenti del personaggio e le informazioni di base
La carta di identità ci dirà già tantissimo – tutto l’essenziale – sul personaggio: come si chiama, quanti anni ha, dov’è nato e dove vive. Ci dirà esattamente quanto è alto, di che colore sono i suoi occhi, quali sono i suoi eventuali segni particolari.
Ci darà perfino – grazie alla fototessera – una prima fuggevole descrizione del suo volto. (Le condizioni in cui versa la carta di identità potranno poi aprire nuovi interessanti scenari…)
Dalla presenza o assenza della patente di guida (e di quale veicolo) potremmo desumere altre importanti informazioni.
6) Le tessere e le informazioni accessorie
La vita delle persone oggi dipende sempre di più dalle varie tessere che si portano appresso. Lo scrittore può sfruttare queste informazioni a proprio vantaggio.
La tessera universitaria, quella del cinema, dei musei, della palestra o piscina, del teatro, della biblioteca, di un particolare club o associazione (segreta e non) ecc. ci daranno poi informazioni marginali ma estremamente utili per dare carattere e tridimensionalità al personaggio.
7) Scontrini e biglietti da visita
I nostri portafogli – o almeno il mio – si riempiono quotidianamente di una massa anonima di scontrini, messi via di fretta insieme al resto dell’ultima spesa, e di biglietti da visita spesso non più associabili a un volto.
Ma come ogni buon investigatore sa, dagli scontrini si possono dedurre molte cose sui gusti e le abitudini di una persona, sulla sua condizione economica, perfino sui suoi orari e spostamenti.
Investiga a fondo sul tuo personaggio, studiando gli scontrini e i biglietti da visita che saltano fuori dal suo portafoglio. Ha pranzato ristorante cinese, lo fa spesso? Perché ha comprato due scatole di guanti di lattice? Chi è questo dr. Fascinoti, sensitivo?
8) E poi ovviamente i soldi
Se no che portafogli è?
Chiediti quanto denaro c’è, di che paese o paesi, se è denaro vero… e poi cerca di spiegarti il perché.
9) Un piccolo esercizio di scrittura creativa
Lo sviluppo del personaggio è un processo che richiede pratica e molta pazienza.
Per fare pratica, comincia dal contenuto del tuo portafogli, che hai tirato fuori prima: esaminalo e inventa un personaggio che “potrebbe essere te”.
Per la pazienza, non so!
Archetipi della scrittura: lo spazio
Pubblicato il 21 ottobre 2016 Lascia un commento
[
Lo spazio
è forma
e identità.
]
Basaglia
Pubblicato il 22 settembre 2016 Lascia un commento
«Ma hai visto che razza di randello?» dissi io.
«Lo so, lo so.» Luigi aspirò a occhi socchiusi, poi fece scivolare fuori il fumo dalle narici.
«Cristo santo! Saranno stati almeno trenta centimetri. Da moscio, Luigi!»
Luigi annuiva, il busto appoggiato alla ringhiera di metallo.
All’epoca – prima cioè che il signor Basaglia, pur con le migliori intenzioni, mandasse tutti a casa – lavoravo come inserviente all’ospedale psichiatrico San Bernardino. Avevo ventitré anni e nessuna qualificazione particolare, a parte un fisico da nuotatore: piuttosto utile se si considera che quello che dovevo fare, oltre a servire i pasti e rassettare le stanze, era assistere infermieri e infermiere quando qualcuno degli ospiti dava in escandescenze, il che succedeva abbastanza di frequente. Centoventimila lire al mese, otto ore di lavoro al giorno, una pausa di dieci minuti ogni due ore. Le pause le passavo con Luigi, più grande di me appena di qualche anno, ma che lavorava al manicomio già da quattro. Quando non faceva troppo freddo uscivamo sulla scala antincendio a fumare.
La mia agitazione allora era dovuta a un evento che s’era verificato quella stessa mattina, durante l’orario di ricreazione dei matti.
Alle nove e dieci precise, dopo la colazione e il consueto giro di pastiglie, tutti gli ospiti della struttura idonei alla socializzazione venivano convogliati nel salone al piano terreno, dove rimanevano fino all’ora di pranzo. Tutto quello che dovevo fare io era pulire dove sporcavano e metterli tranquilli quando esageravano, ma per lo più leggevo la gazzetta.
Quel mattino Marcello, uno degli ospiti storici del San Bernardino, d’un tratto s’alzò in piedi e si tirò giù le braghe. Io scattai, ma mi fermai a metà. Tra le gambe, assecondando l’ondeggiare del bacino, dondolava un attrezzo grosso come il braccio d’un bambino di tre anni, un batacchio tale che ci avrebbe potuto suonare le campane, con la punta grossa e porporina. Ridestato dalle grida isteriche d’un gruppo di matte, mi avventai su di lui e mentre quello si dimenava e piangeva gli rimisi a posto i calzoni.
«Ti giuro Luigi, mai visto nulla di simile.»
«Lo so» si limitò a ripetere. Poi gettò la cicca, la osservò roteare per la lunghezza dei tre piani fino a cozzare sull’asfalto in un ultimo guizzo di scintille, e rientrò.
«Pazzesco» sbottai ancora, prima di seguirlo all’interno.