L’elefante
Pubblicato il 3 luglio 2012 1 Commento
C’era una volta un elefante scontroso.
Viveva nella savana in disparte e non dava confidenza a nessuno. Quando giunse la siccità, l’elefante si adagiò nella pozza dell’acqua e non aveva intenzione di muoversi. Gli altri animali, che così non potevano abbeverarsi, mandarono avanti il cerbiatto.
Quello si schiarì la voce e, facendo gli occhi da Bambi, domandò al pachiderma:
“ti potresti spostare un pochino, così possiamo bere anche noi?”
“No.”
Allora mandarono il leone.
“Levati da lì” ruggì il leone, scuotendo la criniera e tirando fuori le unghie.
“No.”
“Amico, io sono il re della savana! Levati da lì.”
“No.”
Allora tutti gli animali decisero di coglierlo di sorpresa e farlo spostare con la forza. Al calare del sole gli saltarono addosso tutti insieme, menando e mordendo e strillando.
L’elefante li suonò come i bonghi fino all’alba, facendo uscire sul balcone la vecchia del piano di sopra.
“E allora, la smettiamo con questo rumore?” strillò l’anziana.
“No.”
Questa è la favola, e c’è la morale.
Quando un elefante dice no, è no.
Dialoghi del terzo tipo #2
Pubblicato il 19 giugno 2012 3 commenti
– Dio, perchè hai creato gli esseri umani?
– Chi?
Favola della buona notte
Pubblicato il 17 giugno 2012 2 commenti
Al capezzale del vecchio re si riunirono i due figli e l’unica figlia.
– A te, Adone – disse con un filo di voce al principe primogenito – cedo la parte ovest del regno e, poichè sei un valoroso cavaliere amante della giostra, ti affido la cavalleria.
Adone, raggiante, baciò l’anello del padre e corse via.
– A te Ubaldo – continuò il sovrano morente, rivolto al secondo – la parte est del reame e, conoscendo le tue doti di arciere e la passione per la spada, la fanteria e gli arcieri.
Ubaldo, soddisfatto, baciò la mano del padre e si accomiatò.
– E a me? – domandò la principessa, un po’ delusa, perchè del regno non era rimasto più nulla.
– A te, mia diletta, ho già dato un cervello.
Un anno dopo, la principessa salì al trono lasciato vuoto dai fratelli morti in battaglia l’uno per mano dell’altro.