La Maschera

Signore e signori, io sono la Maschera.
Non indosso, badate bene, ma sono. Neppure sono l’attore al sotto di essa: egli infatti s’annulla nel momento istesso in cui arrende il suo volto al mio, e aggioga alla mia la sua personalità. Egli m’impresta, se vi piace, il corpo e la voce: ma quassù, sul palco, dove il mondo svansce nell’ombra della platea, io sono, e lui non è più. Ciò che dice egli non pensa, ciò che tiene egli non tocca.
Ma ecco, appena oltre la ribalta, lui torna ad essere Uomo; io cartapesta
e orbite vuote.

Cacca di Drago: #Nobelperlapace

Ma insomma, chi devo bombardare per avere un Nobel per la Pace?

#Obamastaisereno

Cacca di Drago: Concertini, Balconcini, e Draghi di Carta.

Al fondo di una via stretta e tutta porfido, in un vecchio palazzo che deve aver visto più stagioni di quante possa effettivamente sopportarne, c’è un cortile. Un cortile all’italiana, per la precisione: coi balconi che si guardano l’un l’altro, dimodoché i gentili condomini possano scambiarsi ogni genere d’opinioni, scrollarsi a vicenda le briciole di pane e la polvere dei tappeti, prestarsi lo zucchero o qualche uovo ancora con un cesto legato a una fune. Oppure, cosa invero inusuale, dimodoché una coppia di artisti possa invitare la cittadinanza intera ad assistere, per un’ora o poco più, ad uno spettacolo che si tiene dal loro balcone, la domenica pomeriggio.

Sopra il balcone loro, Maksim e Daria, insieme a musicisti, attori, poeti, santi e navigatori; sotto il balcone, in incantato silenzio, i fortunati e curiosi che dell’evento han sentito parlare, e non riescono a capacitarsene, e non possono non applaudire.

Tutta gentaglia secondo alcuni, che han cercato quindi – sport cittadino, a quanto pare – di far chiudere questo spazio, di spegnere questo momento nato spontaneo e bello come un fiore in una crepa.

Ma “il Balconcino non si tocca” è un mantra robusto, virale, che passa di bocca in bocca più veloce di un bacio.

Così è arrivato fin nella tana del Drago di Carta, bestia assai curiosa, il quale s’è alzato in volo, insomma, e s’è appollaiato sulla ringhiera del Balconcino. Invitato dalla polizia municipale, dai vigili del fuoco e dall’Amministratore del condominio a toglierlo da lì, mi sono armato di un lungo palo e di molta pazienza.

Maksim e Daria invece, per nulla allarmati, mi hanno piuttosto suggerito di lasciarlo dove sta, e di passare a riprenderlo tra una settimana.

Se foste quindi a Torino domenica 5 Ottobre, per esempio nei paraggi di Via Mercanti 3, per esempio verso le 17.00, potreste assistere al famigerato Concertino dal Balconcino dei MCCS. In mezzo a tanti ospiti ben più degni, sempre per esempio, potreste trovarci anche me, a leggere un poco della mia Cacca d’Autore.

balconcino

Sulla scrittura: il senso delle parole.

Quando scrivi qualcosa, anche una sola parola, essa si stacca da te e diventa altro da te. Non puoi più sperare, tanto meno pretendere, di controllarla: essa ha vita propria, il proprio percorso. Ciascuno le darà il senso che ritiene più opportuno, anche fosse antitetico a quello che volevi che avesse.

Una volta lasciata la penna la parola non è più, per così dire, di chi la dà, ma appartiene a chi la riceve.