Ham̐sa ṭrī
Pubblicato il 2 giugno 2015 4 commenti
Un amico, appassionato di piante e scrittura, mi ha chiesto se avevo voglia di scrivere un racconto a tema sul rapporto uomo-natura. Questo è quello che è venuto fuori. Ringrazio Paolo – il Filosofo Vegetale – per la fiducia!
(Nota: Eventuali errori di traduzione di nomi dall’Hindi erano temo inevitabili)
Mahāna Balūta-kā-phala, uomo la cui saggezza sprofondava le proprie radici direttamente nell’anima del mondo, all’età di novant’anni brandì il bastone e cinto solo di un panno di lino s’avviò magro e sereno verso il fitto delle Sundarbans, la grande foresta di mangrovie.
Camminò a lungo tra gli specchi d’acqua e le lingue di terra che emergevano qua e là tra di essi, mentre la foresta d’intorno si muoveva di un millesimo di millimetro alla volta in un impeto lentissimo e inarrestabile che durava da millenni. Sopra la sua testa famiglie di scimmie sfidavano il vuoto lanciandosi da un ramo all’altro, disperdendo al passaggio stormi assonnati di zufolatori. Il brontolio di una tigre, come infinitamente lontano e vicino insieme, risuonò nel verde cupo, poi tutto tacque.
Sotto il respiro salmastro delle mangrovie secolari, le stesse che avevano forse visto Gautama Buddha immergersi nel Gange, camminava ora Mahāna Balūta-kā-phala, la barba bianca come uno sbuffo di vapore.
Trovò il punto che cercava ma che non aveva mai visto: una roccia alta, sulla quale la linea scura e umida del muschio indicava il limite massimo dell’ultima marea. Mahāna Balūta-kā-phala vi si arrampicò, in cima c’era una conca piena di foglie e terriccio. Vi prese posto, nella posizione del loto, e meditò per tre giorni e tre notti.
Il mattino del quarto giorno, una gazza si posò su uno dei rami che pendevano dal tetto arboreo proprio sopra il suo capo e dal becco lasciò cadere una ghianda rotonda che gli picchiò sulla fronte. Mahāna Balūta-kā-phala si destò, guardò la gazza sopra il suo capo e poi la ghianda, che ora giaceva nel suo grembo.
La prese e la dispose nel cavo della mano sinistra, dove aveva raccolto un po’ di terriccio, poi sorridendo riprese a meditare.
Oggi, nel centro delle Sundarbans, su una roccia alta e coperta di muschio, tra le mangrovie cresce una quercia secolare.
I locali la chiamano Ham̐sa ṭrī, l’albero che ride.
Cacca di Drago: Dialoghi del Terzo Tipo – Antologia del Nonsense
Pubblicato il 23 Maggio 2015 Lascia un commento
Dalla “frepazione” a cura del Duo Di.
Frepazione
(A cura del Duo Di)
Dunque, eccoci qui. Noi siamo D. e D., del Duo Di (che cosa non si sa) e l’autore ci ha chiesto di spendere due parole per introdurre questo libro. Anche se s’è subito pentito, oramai la frittata era fatta e quindi noi siamo qua con la penna in mano (tenere una penna in due è complicatissimo) che continuiamo a rimandare di una riga il momento in cui cominceremo a scriverla davvero.
D – E adesso?
D – Boh.
.
A capo. Dialoghi del Terzo Tipo è un trattato socio-antropologico frutto di attente osservazioni e raccolte di campioni protrattesi per mesi, in seguito estremizzate in laboratorio (nel frattempo, mentre D. scrive, D. sta ciucciando una brugola con lo sguardo fisso nel vuoto: quando uno dei due usa troppo cervello, sottrae Q.I. all’altro).
Come in precedenza ricordava anche D.*, a una prima disattenta lettura può sembrare che i Dialoghi del Terzo Tipo non abbiano senso. Infatti è così.
Ma questo non perché l’autore sia solito sniffare bicarbonato prima di scriverli (cosa di cui non siamo ancora del tutto certi), bensì perché è la realtà da cui essi traggono spunto a superare in fantasia e varietà di situazioni i migliori autori di teatro dell’Assurdo.
I testi affrontano difatti i più svariati temi, dalla sfera della vita quotidiana a quella più o meno degli affetti umani.
E – contrariamente alle aspettative – il pubblico sembra addirittura cogliere questi fantomatici contenuti: dialoghi come Stato di Ebbrezza o Dannazione si sono rivelati un successone nei cabaret del Duo Di, durante i quali sono stati letti in pubblico per la prima volta.
Bene, ora è venuto il momento di tirare le cuoia… ehm, le somme! Le somme. Sennò questa Frepazione diventa troppo lunga.
Godetevi dunque queste minidosi d’assurdo, senza farvi inquinare l’opinione dalle menate che abbiamo scritto finora e giudicando da voi se siamo tutti matti da legare o se a qualcosa, in fondo, serviamo.
Buona lettura.
D. e D.
*Quello della brugola
Solo uno scherzo
Pubblicato il 21 Maggio 2015 Lascia un commento
Ultimamente ho tenuto un laboratorio di scrittura creativa presso il Centro Studi Sereno Regis, sul tema del bullismo. Ai ragazzi è stato richiesto di realizzare, alla fine del percorso, dei testi sull’argomento, da includere poi in una pubblicazione. Dato che sperimento sempre quello che chiedo di fare nei miei laboratori, qui c’è il mio testo sul bullismo (sconsigliato under 16).
Liberamente ispirato a una triste storia vera, ma nomi, persone e dialoghi sono frutto della fantasia dell’autore.
«Era solo uno scherzo.»
«Un ragazzino è finito all’ospedale. I medici non pensano che sia uno scherzo. I suoi genitori non lo pensano. Io non lo penso. Cos’è che ti fa tanto ridere adesso?»
«Sono minorenne. Gege me lo ha detto, non mi potete fare un cazzo. Una pacca sulle spalle.»
«Gege? Intendi Eugenio Bellardi? Quello che poco fa stava seduto proprio lì dove sei tu, frignando come un moccioso? Sai che ha detto che è stata un’idea tua?»
«Cazzate, non lo direbbe mai.»
«E per la cronaca, hai diciassette anni. Il giudice potrebbe decidere di processarti col rito per adulti. Ti piace scommettere, Sergio?»
«Spillo. Mi chiamano Spillo.»
«Come ti pare. Ti piace scommettere, Spillo?»
«A volte.»
«Bene. Questo è come una scommessa: se uno dei tuoi compari confessa e tu no, tu vai nella merda. Se tu confessi e loro no, vanno nella merda loro. Se nessuno confessa forse siete salvi. La domanda è: quanto ti fidi di quei cagasotto?»
«…»
«Ti lascio pensare in pace, quando vuoi parlare batti un colpo alla porta. Non te ne andare, eh.»
«Cristo…»
***
«Passava di lì tutti i giorni. Tutto affannato, tirandosi appresso quel suo cazzo di zaino a rotelle, sudato come un maiale. Un ciccione di merda, ecco cos’era. Ci guardava e accelerava manco avessimo le zecche, il piscialetto. A me mi hanno sempre fatto schifo, i ciccioni. Ammassi di lardo bravi solo a ingozzarsi. Ci è passato davanti e ha accelerato. Salimmo in bici, prendemmo a seguirlo lentamente. Così, per ridere. Lui s’accorse e accelerò. Era divertente vederlo camminare così, ondeggiando quel culone, a testa bassa, gemendo a ogni respiro. E noi dietro, ridendo. “Cicciomerda, la vuoi una merendina?” gli ha gridato Spillo. Quello accelerò ancora, mollò lo zaino e si mise a correre. Pietoso. E noi dietro.
“Dove corri, Lardman? Vogliamo solo chiacchierare” gli ho detto. Dopo circa cento metri prese a barcollare, pareva asmatico o che cazzo ne so io. Eravamo vicini alla pompa di benzina. “Che c’è, ti manca l’aria? Ora ti aiutiamo noi!” ha detto Spillo, poi mi ha fatto l’occhiolino. Siamo scesi dalle bici. Io e Geco l’abbiamo afferrato da sotto le ascelle, uno schifo, tutto sudato e puzzolente, mentre Spillo lo prendeva dalle gambe. Piangeva, un poco si dimenava, ma non tanto. L’abbiamo portato dove c’era la pompa dell’aria. E bom, niente. Era solo per ridere.»
«Gli avete causato lesioni gravi agli organi interni, Eugenio. Quel poveretto ha l’addome squarciato da dentro.»
«Non è stata una mia idea, è stato Spillo.»
«Potrai raccontarlo al giudice. Magari a lui interessa.»
«Avevi detto che se confessavo non mi succedeva niente!»
«Ha confessato anche Spillo. Vatti a fidare degli amici.»
L’Otto per Mille alle Guide Dell’Osco
Pubblicato il 15 Maggio 2015 Lascia un commento
Cominciamo a fare sul serio.
E non c’è serio più serio di un buffone quando decide di fare sul serio.
Caro amico, cara amica,
abbiamo un grande progetto in mente.
Un progetto che coinvolge professionisti capaci, tecnologie all’avanguardia, oggetti scenici ragguardevoli.
Tutta roba che costa un bel po’ di spiccioli.
Quindi non stiamo a girarci intorno: ti stiamo chiedendo dei soldi.
Partecipa anche tu alla campagna di crowdfunding de Le Guide Dell’Osco, ci aiuterai a girare la serie!
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*Test clinici dimostrano che il 99% dei test clinici non è attendibile.


