Solo uno scherzo

Ultimamente ho tenuto un laboratorio di scrittura creativa presso il Centro Studi Sereno Regis, sul tema del bullismo. Ai ragazzi è stato richiesto di realizzare, alla fine del percorso, dei testi sull’argomento, da includere poi in una pubblicazione. Dato che sperimento sempre quello che chiedo di fare nei miei laboratori, qui c’è il mio testo sul bullismo (sconsigliato under 16).


Liberamente ispirato a una triste storia vera, ma nomi, persone e dialoghi sono frutto della fantasia dell’autore

«Era solo uno scherzo.»

«Un ragazzino è finito all’ospedale. I medici non pensano che sia uno scherzo. I suoi genitori non lo pensano. Io non lo penso. Cos’è che ti fa tanto ridere adesso?»

«Sono minorenne. Gege me lo ha detto, non mi potete fare un cazzo. Una pacca sulle spalle.»

«Gege? Intendi Eugenio Bellardi? Quello che poco fa stava seduto proprio lì dove sei tu, frignando come un moccioso? Sai che ha detto che è stata un’idea tua?»

«Cazzate, non lo direbbe mai.»

«E per la cronaca, hai diciassette anni. Il giudice potrebbe decidere di processarti col rito per adulti. Ti piace scommettere, Sergio?»

«Spillo. Mi chiamano Spillo.»

«Come ti pare. Ti piace scommettere, Spillo?»

«A volte.»

«Bene. Questo è come una scommessa: se uno dei tuoi compari confessa e tu no, tu vai nella merda. Se tu confessi e loro no, vanno nella merda loro. Se nessuno confessa forse siete salvi. La domanda è: quanto ti fidi di quei cagasotto?»

«…»

«Ti lascio pensare in pace, quando vuoi parlare batti un colpo alla porta. Non te ne andare, eh.»

«Cristo…»

***

«Passava di lì tutti i giorni. Tutto affannato, tirandosi appresso quel suo cazzo di zaino a rotelle, sudato come un maiale. Un ciccione di merda, ecco cos’era. Ci guardava e accelerava manco avessimo le zecche, il piscialetto. A me mi hanno sempre fatto schifo, i ciccioni. Ammassi di lardo bravi solo a ingozzarsi. Ci è passato davanti e ha accelerato. Salimmo in bici, prendemmo a seguirlo lentamente. Così, per ridere. Lui s’accorse e accelerò. Era divertente vederlo camminare così, ondeggiando quel culone, a testa bassa, gemendo a ogni respiro. E noi dietro, ridendo. “Cicciomerda, la vuoi una merendina?” gli ha gridato Spillo. Quello accelerò ancora, mollò lo zaino e si mise a correre. Pietoso. E noi dietro.
“Dove corri, Lardman? Vogliamo solo chiacchierare” gli ho detto.  Dopo circa cento metri prese a barcollare, pareva asmatico o che cazzo ne so io. Eravamo vicini alla pompa di benzina. “Che c’è, ti manca l’aria? Ora ti aiutiamo noi!” ha detto Spillo, poi mi ha fatto l’occhiolino. Siamo scesi dalle bici. Io e Geco l’abbiamo afferrato da sotto le ascelle, uno schifo, tutto sudato e puzzolente, mentre Spillo lo prendeva dalle gambe. Piangeva, un poco si dimenava, ma non tanto. L’abbiamo portato dove c’era la pompa dell’aria. E bom, niente. Era solo per ridere.»

«Gli avete causato lesioni gravi agli organi interni, Eugenio. Quel poveretto ha l’addome squarciato da dentro.»

«Non è stata una mia idea, è stato Spillo.»

«Potrai raccontarlo al giudice. Magari a lui interessa.»

«Avevi detto che se confessavo non mi succedeva niente!»

«Ha confessato anche Spillo. Vatti a fidare degli amici.»

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