Cacca di Drago: Ritagli #2
Pubblicato il 22 settembre 2015 Lascia un commento
“Prima o poi si arrivava, tutto lì. Ma il treno… quello era esatto, era il tempo divenuto ferro, ferro in corsa su due binari…”
A. Baricco – Castelli di rabbia
Il tempo di un pensiero
Pubblicato il 7 settembre 2015 Lascia un commento
Il cane sogna e sbuffa, la capanna è calda.
La pioggia crepita sul tetto e nel vialetto di ghiaia.
Il vespro sdrucciola lento sulle lapidi del camposanto,
la campana suona.
Fiammelle s’azzuffano sugli stoppini: candele sfavillano all’imbrunire.
Sospiri di polvere sui libri.
Il tempo di un pensiero,
e sei già volata via.
Saudade
Pubblicato il 11 agosto 2015 4 commenti
Paulo fumava e guardava fuori dalla finestra, sporgendosi un poco. Il mare sciabordava un centinaio di metri più in basso, lambiva di spuma i piedi della scogliera. Voli di gabbiano s’incrociavano nell’azzurro del cielo estivo, dove il vento aveva portato a pascolare uno sparuto gregge di nuvole. Paulo osservava il fumo della sua pipa alzarsi prima lento e poi venire catturato dalla brezza.
Avrebbe voluto essere come il vento, eternamente in movimento, in ogni luogo e nello stesso istante. Forse così quella sensazione sarebbe sparita. Quella che lo coglieva di sorpresa, che faceva sì che alla domanda “dove vorrei essere in questo momento?” si rispondesse sempre “altrove”.
Una barca di pescatori passò un poco al largo. Paulo richiuse la finestra.
I temibili Bongobardi
Pubblicato il 19 luglio 2015 2 commenti
Quello che segue è un testo scritto per la trasmissione odierna di Radio Citofono, un documentario storico per la rubrica “Noyager: ai confini dell’ignoranza”. L’ispirazione venne grazie all’operato di alcuni amici archeologi, che hanno un’associazione che fa cose belle e di cui, se vi piacque il testo (e anche se non vi piacque) vi invito a visitare il sito (QUI).
I temibili Bongobardi
I Bongobardi furono una popolazione germanica di origine africana, protagonista tra il maggio e il giugno del 568 dopo Cristo di una lunga migrazione che la portò dal basso corso dell’Elba fino all’Italia. La migrazione del popolo bongobardo ebbe inizio appunto nel maggio del 568, quando per diatribe condominiali dovute alle loro abitudini sacre furono costretti a traslocare. Caratteristica peculiare dei Bongobardi era infatti quella di suonare i loro tamburi rituali fino a tarda notte, usanza invisa alle popolazioni autoctone.
Entrati a contatto con il mondo bizantino e la politica dell’area mediterranea sotto la guida sicura di re Bongoino (unico patentato del gruppo) si insediarono in Italia, dove a suon di bonghi diedero vita a un regno indipendente ed estesero poco a poco il proprio dominio sulla maggior parte del territorio italico.
I Bongobardi, inizialmente casta rigidamente separata dalla massa della popolazione romanica, si integrarono progressivamente nel tessuto sociale italiano, grazie all’emanazione di leggi scritte in latino (tra cui l’Editto di Rotari, fondatore dell’omonimo club) e allo sviluppo, anche artistico, di rapporti sempre più stretti con le altre componenti di spicco della Penisola (sempre latine, tra cui ricordiamo Manu Chao).
Il Regno Bongobardo, arrivato così a rappresentare una potenza di rilievo europeo, cessò di essere un organismo autonomo a giugno dello stesso anno, a seguito della sconfitta subita a opera dei Franchi, così chiamati per la poca fantasia nel battezzare i propri figli, di cui abbiamo una breve traccia audio:
– Franco! Ohé, Franco!
– Che c’è?
– No, non te, l’altro Franco!
– Ma chi, io?
– No! No! Franco il figlio di Franco, lo zoppo!
– Sarò franco con te, Franco: non so di che Franco tu stia parlando.
Popolo affascinante, quello dei Bongobardi, il cui segno è visibile ancora oggi all’interno della nostra società – soprattutto in orario serale e preserale – nei pressi dei parchi pubblici.