L’ultimo a cena
Pubblicato il 1 aprile 2016 1 Commento
Tutti sono impegnati a mangiare, parlottano a bassa voce.
GESÙ: In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà.
Silenzio di incredulità.
PIETRO (a Giovanni): Di’, chi è colui a cui si riferisce?
GIOVANNI (a Gesù): Signore, chi è?
Nel mentre Giuda, che ha finito il primo piatto, fa scarpetta nel piatto di Gesù.
GESÙ: colui che intinge il pane nel mio piatto, è quello che mi tradirà.
Giuda si blocca, la mano col pane ancora nel piatto, il boccone quasi gli va di traverso: si sente scoperto.
PIETRO: Sono forse io?
Giuda tira un sospiro di sollievo.
GESÙ: Cosa? (afferra Giuda per il polso, col pane ancora in mano, e lo sventola) Ho detto “quello con la mano nel mio piatto”!
Giuda sta per giustificarsi quando un altro discepolo fa la stessa domanda
GIACOMO: sono forse io, maestro?
Gesù è incredulo, come pure Giuda, ancora col suo polso in mano.
GESÙ: Cos’è, uno scherzo?
ANDREA: Sono forse io, allora?
Gesù si porta la mano al volto, poi comincia a perdere la pazienza
GESÙ (scandisce bene le parole e intanto fa gesti indicando Giuda, che scuote la testa e fa spallucce in segno di rammarico per la situazione): Quello-che-intinge-il-pane-nel-mio-piatto!
Tutti lo guardano perplessi, momento di silenzio, Giuda si mette comodo.
PIETRO: È in questa sala?
GESÙ (con un filo di voce, quasi piangendo, sconfortato): Sì.
PIETRO: Ha la barba?
GESÙ: Sì.
PIETRO: Ha i capelli biondi?
GESÙ (coi gomiti sul tavolo e la faccia tra le mani): No.
PIETRO: Ha la tunica?
GESÙ: Sì.
GIACOMO: Sono forse io?
GESÙ (sbotta): Giuda! Giuda, va bene? Giuda. Ecco, l’ho detto.
PIETRO (scatta in piedi e grida): Giuda!
Giuda si copre la testa con le mani, come a difendersi
PIETRO: Sai chi tradirà il maestro?
Gesù non ce la fa più, prende il volto di Giuda tra le mani, quasi con affetto.
GESÙ: quello che devi fare, fallo in fretta. Non ce la faccio più.
Giuda esce di corsa.
Cambio di scena, la festa è finita, le luci sono spente, si vede che c’è stata una bella cena. Solo Gesù al tavolo, ancora con la testa tra le mani. Entra Giovanni.
GIOVANNI: Maestro?
GESÙ (alza la testa un istante): Sì, Giovanni?
Attimo di intenso silenzio.
GIOVANNI: Sono forse io?
GESÙ (si morde una mano): Madonna…
Fine.

Cacca di Drago: appuntamenti col Drago.
Pubblicato il 3 marzo 2016 Lascia un commento
*Din don* Comunicazione di servizio *Din don*
- Domani, venerdì 4 marzo, sarò ai Bagni Pubblici di Via Aglié, a Torino, con Chiara Bosco e Davide Simonetti, per mettere in scena quello scritto delirante che è “Dialoghi del Terzo Tipo – Antologia del Nonsense“. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito dei Bagni
- Sabato 5 marzo – cioè dopodomani – comincerà invece il Laboratorio di Scrittura Creativa de Il Drago di Carta: tutte le informazioni QUI.
C’è ancora posto!

Cacca di Drago: Laboratorio di avvicinamento alla Scrittura Creativa
Pubblicato il 7 febbraio 2016 1 Commento
Riapre i battenti il famigerato laboratorio di Scrittura Creativa de Il Drago di Carta!
Il laboratorio offre uno spazio fertile per la creatività e la condivisione delle idee, che vuol essere d’aiuto a chi, per passione, si cimenta o si vuol cimentare contro il Drago. Non un corso quindi, ma un per-corso che attraverso piccole sfide si propone di stimolare la fantasia e superare la paura del foglio bianco.
Un laboratorio per parlare di scrittura, ma soprattutto per “fare scrittura“: ogni incontro si svilupperà intorno ad attività pratiche, penna alla mano, perché è solo scrivendo* che si impara a scrivere.
I cinque incontri di cui si compone il laboratorio, della durata di due ore ciascuno, si terranno a partire da sabato 5 marzo 2016 alle 17.00, con cadenza settimanale, presso il Circolo Arci Shanti e Scianti in via Gropello 15, a Torino.
Pagamento: ciascun incontro è a offerta libera, a discrezione dei partecipanti.
Per informazioni e prenotazioni è possibile scrivere a: lettere[at]ildragodicarta.com
*dando qui per scontata un’attività di lettura almeno altrettanto intensa!

Micropulp
Pubblicato il 1 febbraio 2016 Lascia un commento
– Se fossi un uccello, vorrei essere un gabbiano. E tu?
– Io vorrei essere l’uccello di Rocco Siffredi – rispondo.
– E dai! Sii serio una volta tanto.
– Sono serissimo.
Aspiro una boccata da una Marlboro a scrocco: quando le scrocchi hanno sempre un sapore migliore. Poi la guardo: Tina, coi suoi occhi da pazza, i tagli sul viso e sulle braccia, i suoi vestiti sempre fuori moda: oggi una gonna, reperto della Seconda Guerra Mondiale, e una maglietta dei Ducks From Hell.
– Sono sempre serio.
– Anche quando dici di amarmi?
– Non l’ho mai detto.
– Ma se lo dicessi, saresti serio?
– Suppongo di sì.
Si incide pensierosa la punta dell’indice con il seghetto.
– Non dovresti farlo – la rimprovero – in un posto come questo come minimo ti prendi il tetano.
Sorride, ha denti come conchiglie sulla spiaggia: bianchi e tutti rotti.
Regalo del padre.
– Qui ci macinavano le bestie o cosa? – domanda.
Faccio spallucce. Io qua ci vengo solo per stare tranquillo.
Soppeso nel palmo la capsula color miele.
Tre grammi di serenità.
La mando giù con un’altra boccata e un sorso di Jack.
– Allora?
– Allora cosa?
– Che uccello vorresti essere?
Ci penso.
– Un uccello felice.