Micropulp

– Se fossi un uccello, vorrei essere un gabbiano. E tu?
– Io vorrei essere l’uccello di Rocco Siffredi – rispondo.
– E dai! Sii serio una volta tanto.
– Sono serissimo.
Aspiro una boccata da una Marlboro a scrocco: quando le scrocchi hanno sempre un sapore migliore. Poi la guardo: Tina, coi suoi occhi da pazza, i tagli sul viso e sulle braccia, i suoi vestiti sempre fuori moda: oggi una gonna, reperto della Seconda Guerra Mondiale, e una maglietta dei Ducks From Hell.
– Sono sempre serio.
– Anche quando dici di amarmi?
– Non l’ho mai detto.
– Ma se lo dicessi, saresti serio?
– Suppongo di sì.
Si incide pensierosa la punta dell’indice con il seghetto.
– Non dovresti farlo – la rimprovero – in un posto come questo come minimo ti prendi il tetano.
Sorride, ha denti come conchiglie sulla spiaggia: bianchi e tutti rotti.
Regalo del padre.
– Qui ci macinavano le bestie o cosa? – domanda.
Faccio spallucce. Io qua ci vengo solo per stare tranquillo.
Soppeso nel palmo la capsula color miele.
Tre grammi di serenità.
La mando giù con un’altra boccata e un sorso di Jack.
– Allora?
– Allora cosa?
– Che uccello vorresti essere?
Ci penso.
– Un uccello felice.

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