Il terribile Camaleone

In memoria di Pedrito Loco, mangiato da un gatto.
Ora vai, e insegna a mimetizzarsi agli angeli.

Tra tutte le fiere spaventevoli di cui m’è capitato di sentir narrare durante le mie innumerevoli peregrinazioni, niuna per lo certo è più spaventevole dello terribile Camaleone.
In tutto simile al leone della savana africana, lo Camaleone possiede però due occhi grinzosi che muove indipendentemente lo uno dall’altro nelle direzioni che egli desidera. Le zampe anteriori, dotate di lunghe dita a ventosa, gli permettono di scalare circa tutte le varietà di superfici. Quelle posteriori invece, potenti e munite di artigli, consentono alla fiera balzi terrificanti.
Le fauci sono disseminate di denti acuminati, tra di essi lo Camaleone nasconde una delle sue armi più micidiali: una lingua lunga e appiccicosa, con la quale esso sole agguantar le prede ignare.
Lo Camaleone elegge solitamente a dimora climi caldi, abbondanti di acqua et flora et fauna.
Si nutre infatti prevalentemente di carne, che consuma in quantitate considerevole, sicché, esaurito un territorio di caccia è costretto a spostarsi in cerca di un altro, spesso conteso ad altri Camaleoni.
Il suo ruggito, facilmente confondibile con quello del leone comune, è chiaramente udibile anche a distanze ragguardevoli.
Ma l’abilità più infida dello Camaleone, che indubbiamente lo pone e a pieno titolo tra le belve più perigliose del globo, è quella di mutare a piacimento il proprio colore per mimetizzarsi alla perfezione.
Per questo, de facto, nessuno lo ha visto personalmente e chi ha ottenuto di mirarlo da vicino non ha potuto in seguito favellare di esso , né di nessun altra cosa.

Camaleone in Caccia.

Camaleone in Caccia.

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3 commenti su “Il terribile Camaleone

  1. “Ma l’abilità più infida dello Camaleone, che indubbiamente lo pone e a pieno titolo tra le belve più perigliose del globo, è quella di mutare a piacimento il proprio colore per mimetizzarsi alla perfezione.”
    Quanti ne ho incontrati anche io. Ne è pieno il pianeta temo

  2. Pingback: Il Farfuglione | Il Drago di Carta

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