RTR: Settanta Piedi

Quella che vado a presentare è, più che un’iniziativa, una scommessa.Con RTR, ovvero Racconti in Tempo Reale, la linea sottile tra autore e lettore si fa ancora più sottile.
E si annoda a cappio, ma questa è un’altra storia…
Ma come funziona?
Semplice, di volta in volta proporrò svolgimenti alternativi dell’episodio del racconto.
Tutto quello che dovrete fare, maledetti sfaticati, è votare nel sondaggio in fondo alla pagina quello che preferite.
Io penserò al resto!
Cominciamo subito con… “Settanta Piedi”, racconto umoristico (ovviamente) dal sapore fantasy.

– Come diavolo fa ad andare così veloce su quelle gambette? – domandò la guardia al commilitone, osservando il fuggitivo che spariva su per la ripida scala a chiocciola della torre ovest.
– Risparmia il fiato per la corsa – gli rispose il secondo, ansimando – lo stiamo perdendo.
– Tranquillo, è in trappola, non c’è via d’uscita dalla torre.
Ignaro di tutto ciò il nano trottava senza sosta, sparato a velocità folle su per le scale dalla potenza di una pozione Celeritas, più comunemente nota col nome di Pepealculo.
Gli era venuta la brillante idea di rubare la fiala dal laboratorio alchemico del castello e berla d’un fiato, senza peraltro avere la più pallida idea di cosa contenesse.
In questo stava, dopotutto, la sua più grande qualità: possedere una fortuna sfacciata.
Molto più lenti di lui, i due soldati arrivarono appena in tempo per il gran finale.
Quel piccolo barile di ciccia con le gambe li guardava con occhi stralunati e sinistri.
La barba, nera e ispida come lo scovolo di uno spazzacamino, ondeggiava sospinta dalla brezza fredda che spirava dalla finestra. Tra tutto quel pelo, le due guardie videro allargarsi un sorriso.
– Addio, babbei – gracchiò il nano, agitando la mano serrata intorno ad un grosso diamante.
I soldati si arrestarono.
– Non avrai davvero intenzione di lanciarti da lì vero? – chiesero in coro – saranno almeno settanta piedi.
– Non avrai davvero intenzione di lanciarti da lì vero? Gne gne gne. – gli fece eco il nano.
Poi gli mostrò il dito medio della mano libera e si volse a guardare giù.
Settanta piedi più in basso, un piccolo sentiero si inoltrava nel bosco.
– Grazie alla pozione che ho bevuto, volerò giù delicato come un passero.
Le guardie si scambiarono uno sguardo perplesso.
– Fermo idiota! Quella era una pozione Celer…
Ma non fece in tempo a finire la frase.
– Nano in arrivo – ululò il fuggitivo, mentre saltava giù da una torre di settanta piedi.

La carrozza reale procedeva senza fretta, trainata da dodici Nobili Destrieri e un pony di scorta.
Secondo una prassi consolidata, qualora fosse stato necessario sostituire un Nobile Destriero, si gonfiava il pony con un tubo di gomma fino a renderlo della dimensione desiderata.
All’interno del cocchio viaggiava sua altezza serenissima, la Principessa Desideria, di ritorno da un master in economia. Costei era estremamente bella. Talmente tanto da essere costretta ad uscire in pubblico col viso coperto, poiché la sua sola visione provocava dolorose erezioni a qualsiasi individuo di sesso maschile, dato che allora si indossavano calzoni di cuoio e niente mutande.
A fianco a lei sedeva Ingrid, orchessa guerriera e damigella di sua altezza, famosa a quel tempo per aver sconfitto Haka il Tremendo, che non gli aveva ceduto il posto sull’autobus.
– Dannazione – gridò il cocchiere, rallentando.
– Che succede? – domandò la principessa Desideria, sporgendosi per vedere cosa fosse successo.
– Scusate altezza, non volevo allarmarvi, si è solo forato un Nobile Destriero.
– Che sfortuna – disse lei, riappoggiando la schiena al sedile – proprio adesso che siamo quasi all’ingresso del castello!
– Ci penso io – disse risoluta Ingrid, tirando fuori un tubo di gomma dalla cassetta degli attrezzi.
– Un momento – la interruppe Desideria – non senti questo fischio?
Tesero le orecchie, nel silenzio dell’abitacolo. In effetti si udiva qualcosa.
Il fischio si fece grido, il grido boato.
– Chi diavolo sei tu, tappo? – ringhiò Ingrid, afferrando per la barba l’intruso che aveva appena sfondato il tetto della carrozza.
– Bada a come parli. Io sono Bastard, il nano Volante! E ora mettimi giù, ammasso di steroidi.
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