Spaghetti Western in E-book!

Tirate fuori gli stivaletti di pitone, il cappello da cowboy e il vostro miglior sguardo alla John Wayne: se poi vi viene alla Steve Buscemi, non state troppo a preoccuparvi.
Oggi vi porto nel Selvaggio West (o il Caldo West, o il Polveroso West, o il Noioso West, o…) in sella fianco a fianco a due compagni eccezionali, uno improbabile figlio dell’Altissimo, l’altro probabile figlio di buona donna.

Dopo lunga attesa è infatti online il primo E-book del Drago, targato TheIncipit:

Spaghetti Western, rivisto e corretto, reso ancor più cazzuto da un’illustrazione eccezionale di Matteo Fralli. Il tutto assolutamente gratis.
Mecojoni!

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Notti romanesche

Stavano tutti da Oreste, ‘o sai come vanno ‘ste cose.
L’ora de chiusura era passata da mo’, anzi, se stava più vicini a quella de aprì, ma hai voglia a dije a quelli che se dovevano levà, mecojoni!
Oreste poi, un ometto che pare ‘n fuscello, de quelli che ‘no sternuto ‘o manna a gambe pe’ ll’aria, Oreste dicevo, ce provava pure, pe’ carità, con tutta la buona volontà. Ma quelli je lanciavano certe occhiatazze che parevano cortelli, e daje e daje, er poveretto tornava dietro ar bancone a fregà bicchieri.
Comunque, ar tavolo ce stavano Riccio, Gaffo e pure er Magagna, Fanello invece stava ner retro. Dicono che s’è preso quarcosa da ‘na mignotta, perciò sta sempre ar cesso. Pare che s’è magnato ‘n campo de prugne.
Riccio era mezz’ora che se sbracciava, manco fosse ar mercato, ner tentativo de fa’ capì che carico de briscola doveva mettere giù a er Magagna, che notoriamente de carte nun ce capisce ‘n cazzo.
Gaffo da parte sua se stava a piscià d’e risate.
Facendo du calcoli, tra tutt’e quattro s’erano scolati sei litri de vinello bono. Nun c’è da meravijàsse, quindi, se a un certo punto, precisamente ar punto in cui er Magagna invece der tre de coppe scenne l’asso de ori, hanno cominciato a volà sberle e santi. La prima cinquina se l’è pijata proprio er Magagna, che ha risposto con una serie de maronne assortite e quattro cardinali. La seconda se l’è pijata Arturo er Ciancicammerda, che passava de llà pe’ caso, ma è un cagacazzi de ‘sta risma che se capita che je poi menà… che te lo dico a fa’?
Insomma, tra ‘na cosa e l’artra esce fori ‘na scazzottata coi fiocchi. Fanello, uscito dar cesso, senza sapè ne legge ne scrìve, già che ce stava, pe’ dimostrà che era omo pure lui ce se butta a capofitto.
Fin là, dottò, tutto tranquillo; nun fosse che, p’er trambusto notevole, s’era affacciato sull’uscio anche Maurone. O’ sai, no? Maurone, er fijo settimino della bonanima de Mario Zampogna. Settimino ‘n cazzo, dico io, che so du metri de omo pe ducento chili de ‘gnoranza.
Sfiga vuole che vivesse giusto sopra er buco de Oreste, e che c’avesse da svejasse alle cinque pe’ annà al turno de fabbrica. Dice Aho, a volemo finì, che me devo de svejà?
E quer cojone de Ciancicammerda, nun je fossero bastate le cinque lire de prima, je fa Si, da mo’ che te devi dà ‘na sveja!
E a quer punto so’ccazzi acidi, hai visto, no, com’è rimasta la taverna.
Arturo er Ciancicammerda nun c’ha più manco l’occhi pe’ piagne; er Magagna, ch’ è er più lento de tutti, nun je se conta la pelle ‘n mezzo ai lividi. L’artri, più veloci, se so squajati così in fretta che manco li sorci.

E io, commissà? Commissà, io un c’entro gnente, manco ce stavo!

Sulla scrittura: ispirazione precoce.

L’ispirazione è una barca: se non c’è vento la vela s’affloscia e si rimane lì a galleggiare con gli occhi sul foglio, dove in un impeto di frustrazione pur di scrivere qualcosa s’è ricopiato pari pari il bugiardino dell’aspirina.
A volte, com’è capitato al sottoscritto durante i dieci giorni appena trascorsi, la bonaccia dura parecchio.

Dovesse mai succedere, niente panico.
Innanzitutto devi pensare che non sei non sei solo, è una cosa perfettamente normale: un recente studio rivela che un’autore su tre soffre di ispirazione precoce.
Poi, c’è sempre un modo per venirne fuori.
C’è chi ritiene più opportuno, calato il vento, tirare fuori i remi e andare avanti a forza di braccia per raggiungere acque più favorevoli, scrivendo ad ogni costo, riversando sul foglio anche le cagate più immonde, sudando ogni riga.
Altri invece, preferiscono aspettare che il vento torni da solo.
Personalmente, dispongo di tre “templi”, luoghi sacri in cui vengo raggiunto da lampi di consapevolezza:
– la tazza del water
– la doccia
– il letto
Suppongo dipenda dal fatto che, svolgendo il rituale al quale ciascuno di questi luoghi è adibito, il cervello si rilassi e si svuoti almeno in parte, diventando più ricettivo e reattivo all’intuizione.

Non c’è un “modo giusto” o un metodo brevettato per uscire dalla bonaccia, sia chiaro, io stesso a volte prediligo uno e a volte un altro.

Credo che ciò che conta sia non dimenticare che la scrittura dev’essere un piacere, non una fonte di stress. Il resto è inchiostro.

PS:
Curiosità, quali sono i vostri “Templi dell’Ispirazione”?

Haiku #12

Estate

dell’uomo uccide il decoro

il costume bianco a mutanda.