Epitaffio per una Testa

Dato che non si finisce mai di imparare – e ancor più perché mi piace incontrare persone in carne ed ossa che condividono la mia stessa passione – quando posso partecipo ai laboratori di scrittura altrui. Sabato scorso mi capitò di prendere parte ad uno molto piacevole, tenuto dal tanto bravo quanto stravagante Francesco Forlani, nel contesto del “Festival Torino e le Alpi”.
Questo piccolo epitaffio è il risultato.

Epitaffio per una Testa

Qui la testa giace
del nobile marchese,
che Natura volle
nascesse senza corpo.
Pur non gli mancarono
dell’arme gli onori:
capo tra i capi,
testa
alla testa
dell’esercito di Sua Maestà.
Benché scevro di tatto e di cuore privo,
perse la testa per una pulzella, e trapassò

La Ballata di Lando – Cap X: Ortaggi da assedio.

Detesto lasciare le cose incompiute. Così, anche se dopo tantissimo tempo – tanto, dico, che forse ve ne eravate pure scordati – ho scritto il capitolo conclusivo de “La Ballata di Lando”, con la solita dose di umorismo basso, medio e alto, ma soprattutto basso. Potete trovare i capitoli precedenti su TheIncipit oppure scartabellare nel blog! 

Le Zucche di Pandora sono ortaggi portentosi, che possono arrivare a pesare svariati quintali. I piccoli e laboriosi Gnomi del Moch le usano da tempo immemorabile come abitazioni perché, una volta svuotate della polpa, sono molto spaziose ed è facile intagliarvi porte e finestre. Inoltre la loro buccia, spessa svariati centimetri, è un perfetto isolante naturale. Ma non tutti le usano in questo modo: i Genieri Imperiali, per esempio, le impiegano per fare le prove con la catapulta. Questo perché sono più leggere e facili da spostare dei macigni, una volta sloggiati gli gnomi.

Ho osservato con attenzione le ultime sette Zucche trasformarsi in poltiglia sulle mura di Roccamara, domandandomi quale psicopatico demonio m’avesse posseduto al momento di accettare la folle proposta di zio Rufus. Vagavo disperato per l’accampamento deserto, accompagnato dallo zio e da due guardie che avevano il compito di assistermi in ogni bisogno (e di evitare che mi allontanassi troppo): avevo meno di sei ore per espugnare la fortezza e cominciavo quasi a rimpiangere la compagnia del drago. Le avevo pensate tutte. L’idea migliore che m’era venuta era scavare un tunnel fin dentro le mura, ma non c’era abbastanza tempo: se non avessi espugnato la fortezza entro il tramonto, sarei stato scuoiato e la mia pelle utilizzata per fabbricare tamburi da guerra. «Ma guardatemi» avevo protestato, pizzicandomi la pelle sotto il braccio «con questa non ci fate neanche un bongo!». Ma nessuno mi aveva dato retta.
Erravo dunque da ore, già sentendo sul collo il tocco della lama del conciatore, quando tutt’a un tratto zio Rufus mi aveva afferrato per le braccia e, portando i suoi occhi a pompelmo a un palmo dai miei, aveva urlato: «la Catapulta!»

Così eccomi qui, seduto all’interno dell’estremità concava di un braccio ligneo lungo circa sei metri, mentre i genieri indaffarati armeggiano attorno alla macchina da assedio. Si consultano, discutono, alzano il braccio teso col pugno chiuso e il pollice alzato, tracciando così una linea immaginaria che dal loro occhio va fino al bersaglio. Secondo i loro calcoli, dovrei centrare la finestra della stanza di Ubertino delle Fosse, visconte di Roccamara, a cui in nome dell’Imperatore-al-di-Qua dovrei dare poi il benservito.
E se è vero che narrarvi la mia storia mi ha fatto guadagnare qualche ora di vita in più, è anche vero che il suo epilogo è legato al braccio della catapulta. Quindi voialtri ricordatela bene, ricordatela, la Ballata di Lando! Ché non so se mi capiterà di raccontarla ancora, né a voi di sentirla raccontare da me.
«Stavolta ci siamo» mi dice intanto il capo artigliere, un nano strabico dalla barba caliginosa, dopo che l’ottava zucca s’è spappolata sulla facciata nera del maschio del castello, tra le grida disperate degli gnomi.
«Non mi sembra proprio che “ci siamo”» protesto.
Quello fa spallucce. «Abbiamo aggiustato i tiro. L’ultima ha mancato la finestra di neanche tre metri! E poi» prosegue, indicando la piccola folla di gnomi con i loro bagagli «sono finite le Zucche.»
Guardo con apprensione il grosso contrappeso all’estremità opposta del braccio della catapulta, che gli imprimerà la forza di rotazione necessaria a scagliarmi verso il bersaglio a velocità allarmante. «Allora, sei pronto?» domanda il nano, la mano già sulla leva che libera il meccanismo.
«Non possiamo parlarne?»

La risposta resta alle mie spalle, mentre in un battito di palpebre mi involo verso il destino. Ma credo fosse “no”.

Cacca di Drago: Ritagli #1

“Storie non posso raccontartene, perché ho l’intercapedine. C’è un precipizio vuoto tra me e tutti gli altri. Ci muovo le braccia dentro ma non afferro niente, getto dei gridi ma nessuno li sente: è il vuoto assoluto. […] Non riuscirò mai a dire nulla, parlando, è per questo che scrivo.”

I. Calvino – Vento in una città, in Prima che tu dica «Pronto».

Si avvisa la gentile clientela che il sistema solare sta per essere riavviato. Ci scusiamo per il disagio.

Testo scritto appositamente per Radio Citofono, la radio ufficiale del Concertino dal Balconcino.

Attenzione esseri umani: vi avvisiamo che entro dieci minuti il vostro mondo avrà fine.
A causa dell’incapacità della vostra specie di comprendere e realizzare il Bello e il Bene, si è deciso di porre fine anche a questa versione del Progetto Genesi.
Non crucciatevi, non è colpa vostra, quanto nostra. Come nelle versioni precedenti infatti, la vostra specie si è rivelata completamente inadatta e in conflitto con il Sistema Ospitante. Ciò è dovuto a un difetto di progettazione che credevamo di aver risolto. Ci sbagliavamo.
Anche stavolta avete arso, calunniato, debellato, devastato, dilaniato, estinto, inaridito, inquinato, mentito, ucciso, tradito. Avete disprezzato il Bene e il Bello in ogni loro forma. Tutto questo per Nostra Colpa, nostra grandissima colpa, perché siamo stati incapaci di eliminare il vostro difetto congenito.
Per cui abbiamo deciso di porre fine al Progetto in anticipo rispetto alla data prestabilita.
Questo è un messaggio registrato: eventuali obiezioni e lamentele possono essere inserite nell’apposita capsula, e saranno tenute in considerazione dai nostri tecnici nella fase di elaborazione del nuovo Progetto.
Rilassatevi, non potete fare assolutamente nulla a riguardo.
Per rendere meno noiosa l’attesa, saranno trasmessi brani musicali e letterari.
L’Arte è quanto di più vicino al Bello la vostra specie sia riuscita a produrre, e una copia di ogni opera dell’ingegno è stata già salvata nelle nostre banche dati, per essere resa disponibile alla versione successiva.

Attenzione: il procedimento di essiccazione di mari, oceani e corsi d’acqua è stato avviato. Si prega di non oltrepassare la linea gialla. Grazie.

Procedimento di essiccazione di mari, oceani e corsi d’acqua completato.
Avvio del procedimento di smantellamento dell’atmosfera in dieci… nove… otto… Eventuali piogge infuocate di meteoriti fanno parte del procedimento… tre… due… uno… Rilassatevi, non potete farci nulla.

Procedimento di smantellamento dell’atmosfera in corso: Dispersione dello strato di ozono in corso… Agglomerazione anidride carbonica in via di completamento… Ossigeno in calo, saturazione al 25%. Rilassatevi.

Tra poco sarà tutto finito.