Come pubblicare un libro (e non pentirsene)

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Hai scritto un libro? Benissimo. E ora?

Averlo scritto non basta: a meno che tu non sia Joanne Rowling o Stephen King, non ci sarà la fila di editori davanti alla porta di casa tua.

Ecco quindi alcuni suggerimenti per arrivare a pubblicare e vendere il tuo libro. Perché se lo pubblichi ma non lo vendi – o comunque non lo diffondi – tanto vale lasciarlo nel cassetto.

1) Assicurati che sia davvero un capolavoro.

O almeno che valga la pena di leggerlo.

Dico sul serio. Alcuni pensano d’aver scritto il prossimo best-seller mondiale, e non si accorgono di aver soltanto imbrattato della carta.

So quello che dico: molti li edito io.

Quindi rileggi il tuo scritto. Rileggilo molte, molte (ma molte) volte e correggi, lima, sfoltisci. Richiedi pareri, ma non fidarti troppo di quelli di amici e parenti – non per cattiveria, ma ogni scarrafone è bello a mamma soja – e, se possibile, fallo leggere a qualcuno del mestiere.

2) Scegli il tipo di pubblicazione che fa al caso tuo

Quando si parla di pubblicazione, si pensa sempre alla pubblicazione tramite casa editrice (CE), a volte senza sapere bene neppure cosa sia.

Oggi però esistono numerose opportunità, diverse tra loro, che consentono agli autori di scegliere il tipo di pubblicazione più adatto alle esigenze del proprio lavoro. Vediamo quali.

Casa Editrice (CE)

Mettiamo subito in chiaro una cosa: l’editore, per quanto maneggi oggetti culturalmente (si spera) rilevanti quali i libri, è un imprenditore. Ciò significa che se pensa che un manoscritto non sia vendibile (che non ha per forza relazione con il fatto che sia scritto bene o male) non lo pubblicherà.

Ora, due elementi fondamentali caratterizzano l’imprenditore:

a) l’iniziativa, vale a dire la possibilità di organizzare l’impresa e dirigerla come ritiene opportuno;

b) il rischio economico, cioè il farsi carico di tutti gli oneri (leggi: i costi) relativi alla conduzione dell’impresa.

Mai pagare per pubblicare

L’editore che chiede all’autore di contribuire in qualsiasi maniera (pagando, comprando copie, ecc.) scarica il rischio dell’impresa sull’autore: se va bene vende e ci guadagna; se va male non ha perso nulla. A mio parere non è dunque un imprenditore e nemmeno un editore.

L’editoria a pagamento non è editoria sana e fa male a tutti. Morale: non pubblicare a pagamento.

Proponi il tuo manoscritto a case editrici che non chiedano contributi per la pubblicazione (esistono delle liste apposite online, per esempio qui) e aspetta con fiducia e molta pazienza: potrebbero volerci parecchi mesi prima che il tuo venga letto, vista la mole di manoscritti che anche la CE più piccola riceve.

Se alla fine nessuna Casa Editrice ha voluto pubblicare il tuo lavoro, le ipotesi sono tre: o è un brutto lavoro, o lo hai proposto alle CE sbagliate, o semplicemente è un’opera che per l’editore è troppo rischiosa in termini economici.

Autopubblicazione o self-publishing

Come ho già detto, la pubblicazione con CE non è l’unica via percorribile: oggi un autore può ricorrere a numerosi strumenti. Uno di questi è il self-publishing, cioè autopubblicazione.

Ci sono numerose piattaforme online che consentono di pubblicare il proprio manoscritto con diversi gradi di personalizzazione: tra i più famosi cito Lulu, Ilmiolibro e Youcanprint, ma ce ne sono molti altri. La maggior parte include l’attribuzione di un codice ISBN (cos’è ISBN?) e molti garantiscono la presenza nei maggiori store online come Ibs o Amazon (quest’ultima funziona anche come piattaforma di publishing).

Altrimenti, puoi sempre far stampare il tuo libro (io per alcune opere mi servo qui) da un print on demand e acquistare l’ISBN a parte: è un percorso più complicato ma ti dà il controllo completo della pubblicazione.

Quando è meglio scegliere l’autopubblicazione?

Non basta essere free per essere una buona casa editrice, così come non basta aver scritto un libro per essere un bravo scrittore. Molte case editrici oneste, specialmente tra quelle medio-piccole, hanno comunque grossi limiti per quanto riguarda la promozione e, soprattutto, la distribuzione.

Se non puoi accedere a una casa editrice solida, che garantisca un onesto piano di promozione e si avvalga di un distributore serio, potresti valutare l’ipotesi di autopubblicare il tuo libro, ovvero pubblicarlo a tue spese.

Ma allora lo sto pubblicando a pagamento? Sì e no.

Sì, perché lo stai effettivamente pubblicando a tue spese. No perché non ci sarà nessun editore furbetto e un po’ paraculossita a godere (gran) parte dei frutti del tuo investimento. Oneri e onori insomma sono solo tuoi.

Editing

Un altro dei compiti che dovrebbe (c’è anche chi se lo dimentica) svolgere l’editore è quello dell’editing del testo. Se pubblichi senza casa editrice, questo servizio indispensabile dovrai cercarlo da un’altra parte. È un lavoro che richiede professionalità e ha un suo costo, peraltro non trascurabile.

Ne vale la pena?

Pubblicare da sé il proprio libro, soprattutto se si desidera vederlo stampato su carta, è discretamente costoso: a conti fatti, stai diventando imprenditore di te stesso.

Perciò valuta l’ipotesi di autopubblicare solo se disponi di una buona rete di contatti – amici & parenti esclusi – per promuovere e vendere il tuo libro.

I Dialoghi del Terzo Tipo, ad esempio, che ho prodotto a mie spese, vengono venduti durante le rappresentazioni teatrali dei Dialoghi stessi. Ho scelto l’autopubblicazione perché i Dialoghi sono un’opera di nicchia, perché volevo tenere il prezzo basso e gestirne a piacimento tutti gli aspetti economici e promozionali. Ma sapevo di avere il vantaggio di una rete ampia di potenziali acquirenti, costituita dagli spettatori presenti agli spettacoli.

3) Cartaceo o ebook?

È meglio il formato cartaceo o quello digitale? Personalmente preferisco il formato cartaceo, ma anche l’ebook ha i suoi vantaggi: per distribuirlo basta una connessione a internet e i costi di produzione sono prossimi allo zero.

A ogni modo, molte piattaforme di self-publishing offrono tutte e due le possibilità, e niente vieta di coglierle entrambe.

4) Promuovere e vendere il tuo libro: come fare (e non fare).

Parlavo poco fa della necessità di una buona rete di contatti per promuovere il proprio libro. A meno che tu non sia un autore affermato (caso in cui mi sorprende che stia leggendo questo post) o abbia firmato un contratto con una CE di grandi dimensioni e che ti garantisce ottima visibilità, sia che tu abbia autopubblicato, sia che abbia pubblicato con CE, dovrai occuparti della promozione perché il tuo libro non si vende da solo.

Parlane

Sembra scontato, ma molti autori sembrano stupiti del fatto che il loro manoscritto non sia ancora sulla bocca di tutti. Se non lo fai tu, nessuno lo farà per te.

Sfrutta i canali dedicati

Internet pullula di forum, gruppi di discussione e community in generale dedicati alla scrittura e ai libri. I social network (facebook in testa) offrono agli autori emergenti valide opportunità per farsi conoscere.

Sii educato

In linea di massima la gente vive benissimo anche senza sapere che il tuo libro esiste. Loro non hanno bisogno di te, ma tu hai bisogno di loro: perciò sii educato. Fai in modo che si interessino a te e a ciò che scrivi ed evita di iscriverti a un gruppo/chiedere un’amicizia solo per poi fare spam a mano armata.

Nella migliore delle ipotesi sarai ignorato, nella peggiore anche insultato.

Partecipa attivamente alla vita del forum o community in questione, creandoti una reputazione: il tuo libro non potrà che giovarsene.

È un lavoro lungo e impegnativo è vero ma è il book business, baby! E poi, una volta ottenuta, anche i tuoi lavori futuri potranno beneficiare della tua buona reputazione. Anzi: se il libro non l’hai ancora scritto, vale la pena cominciare a costruirtela già adesso.

Se hai domande, o vuoi semplicemente dire la tua, scrivi un commento qui sotto: risponderò al più presto.

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