Cinque minuti

Il bello della scrittura è che non ci si può mai definire “arrivati” se non dopo morti. C’è sempre spazio per migliorare. Per questo, oltre a condurne io stesso, spesso partecipo a laboratori e corsi di scrittura altrui.
E, ogni tanto, ne scopro di buoni.
Così è stato per quest’ultimo, tenuto da Gianni La Corte, editore dell’omonima casa editrice. Un laboratorio ricco di teoria, ma soprattutto di pratica, che si è rivelato un ottimo modo per rinfrescare la mia penna, che ultimamente languiva.

Di seguito, un piccolo frammento pulp, risultato di uno degli esercizi proposti. 

Ho solo cinque minuti per decidere.
Che poi, a pensarci bene, cinque minuti sono un sacco di tempo.
In cinque minuti puoi farti la scopata più bella della tua vita.
In cinque minuti puoi lasciare il tuo lavoro di merda.
In cinque minuti puoi fumarti una sigaretta.
In cinque minuti, con una semiautomatica, puoi ammazzare un tizio trecento volte, al ritmo di un colpo al secondo.
Ma io ne ho solo cinque, che è un po’ diverso.
Posso decidere.
Posso dire al tizio in questione, quello con la semiautomatica in mano, quello per cui lavoravo prima di mandare tutto a puttane scopandomi sua moglie, dove ho nascosto la roba.
Oppure, posso fumarmi una sigaretta.
«Allora, pezzo di merda» abbaia «cos’ hai da dire?»
Lo guardo, con l’unico occhio rimasto aperto.
«Hai da accendere?»

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