47

Quello che segue è un radiodramma scritto a quattro mani (e mezzo cervello) con Davide Simonetti, attore torinese di grande talento. Col Simonetti e il suo inseparabile e irreparabile socio Daniele Vico, da qualche tempo conduco e produco testi per Radio Citofono, radio ufficiale del Concertino dal Balconcino.

47, dramma radiofonico in 4 parti, è andato in onda ieri, 28 dicembre 2014.

Parte I

Il signor Antonio si svegliò strano. Il letto era più duro del solito e non ricordava affatto che avesse quelle spalliere di legno… anche ai lati. E poi, cosa ancora più strana, pareva essersi addormentato vestito, e col vestito buono per di più.
Indi si alzò, non senza accusare qualche dolorino alla schiena, e si mise seduto. L’ambiente intorno era buio e silenzioso e odorava di formaldeide. Ma questo il signor Antonio non poteva saperlo, perché, contadino, ignorava cosa fosse la formaldeide.
Scavalcò con cautela il bordo di legno e raggiunse il suolo, indi la porta, indi trottò libero verso il bar.

Parte II

B: Come sarebbe a dire sparito?
Bernardo di Nardo guardava il fratello, Leonardo di Nardo, con le sopracciglia folte aggrottate, le pupille ridotte a due atomi inconsistenti e le narici dilatate, mentre il torace massiccio assecondava i polmoni che sbuffavano come mantici.
Leonardo di Nardo dal canto suo lo sapeva, da lì a poco la solita vena avrebbe preso a pulsare su quel collo da toro, segno di sciagura ineluttabile e imminente.
L: Sarebbe a dire svanito, scomparso
Sospirò, chinando la testa adorna di boccoli biondi, rassegnato alla grandine di improperi che stava per abbattersi su di lui.
B: Degenerato! La mamma, pace all’anima sua, avrebbe dovuto affogarti nell’acqua del battesimo! Tu hai la testa nel culo, Leonardo: è l’unica spiegazione plausibile; non mi spiego altrimenti come tu abbia potuto perdere un vecchio di ottanta chili!
L: L’avrà rubato qualcuno!
B: Rubato? e per farne cosa?
L: Ma che ne so, ormai se ne sentono di tutti i colori. Qualche pervertito, che ne so.
B: Non lo so e non voglio saperlo. Ti dico solo che entro stasera alle sei ci sarà un morto in quella bara. Mi sono spiegato?
L: Si però aiutami a cercarlo! Non so nemmeno da dove cominciare…

Bernardo e Leonardo di Nardo si chiusero alle spalle la porta a vetri dell’impresa di pompe funebri di famiglia e si guardarono intorno indecisi.
Proprio in quel momento, il signor Antonio usciva dal baretto dalla parte opposta della strada, tra le mani una busta di carta.
L: Bernie! Lo vedi anche tu?
B: Temo di sì, Leonardo.
L: Hai mai visto un morto uscire da un bar?
B: Non sulle sue gambe!
L: E adesso?
B: Seguiamolo.

I due necrofori si misero tosto alle scalcagnate calcagna della vispo defunto. Lo seguirono a distanza finché non lo videro accomodarsi alla panca del parco rionale, proprio di fronte al laghetto delle papere, dove cominciò a sbriciolare il croissant che teneva nel sacchetto per foraggiarne i pennuti.

Al riparo di un grosso cespuglio, i due becchini si consultavano sul da farsi.

L: cosa facciamo adesso, Bernie?
B: Lo acchiappiamo e lo riportiamo in agenzia.
L: Ma sei matto? Guardalo com’è vecchio, se si spaventa ci lascia le penne!
B: appunto.
L: No, no, no. Io le persone le seppellisco e basta, non le ammazzo.
B: Ochèi, allora bisognerà convincerlo a tornare a posto di sua spontanea volontà.

Parte III

I fratelli Di Nardo si appressarono alla panchina, posizionandosi l’uno alla destra e l’altro alla sinistra del vecchio. Si sedettero, e dopo qualche attimo di indeciso silenzio…
B: ‘Giorno.
A: Buongiornallei. Sì, Buongiorno. ‘Ngiornallei.
B: Si sente bene?
A: Non c’è male. Eh. Non c’è male. Diciamo bene, va’. Diciamolo.
B: Proprio bene bene? Non si sente neanche un po’ strano?
A: Bene.
B: (sospiro) Senta, signor Antonio, lei è morto.
A: ci conosciamo?
B: In un certo senso. Io sono… sono… il suo angelo custode, ecco.
A: Uhm. Ti facevo più magro. E che ci fai qua?
B: Glie l’ho detto, lei è morto. Ma c’è stato un disguido burocratico. Sa…
A: Eh, la burocrazia, sì.
B: Ecco. E ora lei deve tornare nella bara.
A: Ah, nella bara, sì. Nella bara. CHE COSA?! Eh no. No no no. Non ci penso neanche. Io sto bene. Benone. Grazie lo stesso. Grazie, ma no.
B: Signor Antonio, non è una cosa che si possa discutere.
A: Infatti. ‘Un ci torno: discorso chiuso.
B: Ma ha idea di cosa succederebbe se cominciassimo a lasciar decidere ai morti se continuare a vivere o no?
A: mmmmm… no. Ora che ci penso no. E sinceramente, m’importa una sega.
B: Senta bene, signor Antonio. Non dovrei dirglielo perché è una sorpresa, ma visto che la colpa di questo disguido è nostra faremo un’eccezione. Il pacchetto di benvenuto in paradiso (perché è in paradiso che lei sta andando, signor Antonio) comprende un fiasco di vinsanto e cantucci a volontà; sterminati campi da bocce in pura sabbia con tessera vitalizia; un numero illimitato di lavori stradali da guardare; e feste dell’Unità una volta alla settimana.
A: Eeeh, troppo chiasso, io sono un tipo da campagna.
B: appunto. Per lei abbiamo già pronta una villetta con orto annesso, un bella pompa dell’acqua e un bel pollaio.
A: e le sementi gratis?
B: E le sementi gratis.
A: in questo caso, andiamo.

Parte IV

Tornati all’agenzia Di Nardo, il signor Antonio viene fatto riaccomodare nella bara. Poco distante Bernardo Di Nardo istruisce il fratello sul da farsi.
B: Allora ascolta bene: Corri a preparare il funerale, ché siamo già in ritardo. Stavolta il vecchio lo tengo d’occhio io.
L: Ma se si dimena durante il funerale? Lo sentiranno tutti.
B: Non ti preoccupare, ho già pensato a tutto. Il vecchio era un bersagliere, i suoi vecchi commilitoni verranno con la banda del reggimento a rendergli omaggio: ci sarà un tale baccano che non si sentirà nulla. Ora va’ svelto.
Così, Leonardo si allontanò a passo svelto.
Nel silenzio della stanza, a un tratto Bernardo si sentì chiamare.
A: Senta, scusi lei, giovanotto!
B: Dica, signor Antonio, dica.
A: veda un po’ mi pare che questa cassa sia un poco scomoda.
B: Ma come scomoda? La nostra famiglia è in affari da oltre settant’anni e nessuno s’è mai lamentato.
A: C’è sempre una prima volta. Provi, se crede. Provi, sì, provi.
Antonio con cautela scivolò ancora una volta fuori dalla bara. Un po’incerto, Bernardo si avvicinò e vi si accomodò a sua volta.

B: Mah, non mi sembra così…

THOOM!

Con inaspettata velocità l’arzillo vecchietto aveva chiuso il coperchio, intrappolando l’incauto Bernardo.
Incurante dei colpi che provenivano dalla cassa, il vecchio s’affrettò a uscire diretto al proprio funerale.
A: questo non me lo perdo
disse
A: nossignore. Non me lo perdo.

Quando vennero a ritirare la bara, col trambusto della fanfara , nessuno s’accorse di nulla.
Solo Leonardo di quando in quando s’accorgeva d’un colpo diverso dagli altri, proveniente dalla cassa non del tamburo, bensì del morto.
Quando tra le facce contrite dei cari accorsi a dare l’estremo saluto, vide quella del signor Antonio in persona, una stretta lo prese forte al cuore. Si guardò intorno, alla ricerca del fratello, la cui assenza confermò quello che già temeva.
Ma ormai era tardi, e del resto Bernardo lo aveva detto lui stesso: entro le sei, dentro la bara, qualcuno ci sarebbe stato.

Finita la funzione, quando il corteo si fu allontanato, il signor Antonio avvicinò un giovane alla fermata del bus.
A: Giovinotto, quale corriera devo prendere per andare in campagna?
G: La numero 47.
A: 47? Hah! Morto che parla!

FINE.

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