Pulp-Corn, capitolo VIII: “Pietà”

Se la carta d’identità che ho tra le mani è davvero quello di Giacomo Rizzo, messia di tutti i malavitosi in questo schifo di città, allora il poliziotto che senza scomporsi cammina come Cristo su un mare di sangue dev’essere Daniel. Un tizio magro, col cranio rasato, le guance e le orbite scavate, il corpo un fascio di fibre nervose: Daniel, detto Pietà, perché pare sia quella l’ultima parola che esce dalla bocca di chi lo incontra.
Sì, stavolta Walter ha pisciato proprio lungo. Sfido io che non volesse rivelarmi l’identità di quello che voleva accoppassimo: gli avrei riso in faccia, avrei detto qualcosa di artistico su sua madre e poi riagganciato.
– Non so per quale serie di eventi infelici siate giunti al domicilio del capo – dice a un tratto Daniel, arrestando la sua lenta processione – non so chi vi manda. Non so chi siate, né chi o cosa speraste di incontrare, perché è ovvio che nessuno in pieno possesso delle sue facoltà mentali andrebbe a cercare Giacomo Rizzo, di proposito, a casa sua. E a pensarci bene neanche mi interessa. …

Se volete sapere come va a finire, o meglio, decidere come va a finire, l’appuntamento è sempre su The Incipit!

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