Grama Punzone

Spero che possiate apprezzare questo mio ennesimo delirio: credo sia la più lunga serie di assurdità che io abbia mai messo nero su bianco. 
Buona lettura,
F.

A Grama Punzone le bugie sono un’antica tradizione.
Raccontare storie è nella natura dei suoi abitanti e se non menti almeno una volta in una conversazione di cinque minuti sei un cafone.
Il record è di sette bugie in quattro parole, stabilito da Mario il Muto la notte del 31 febbraio del ‘93.
I Grama Punzesi mentono tutti, da quando si svegliano a quando vanno a dormire, alcuni anche nel sonno.
E si comincia prestissimo.
Io stesso, lo ricordo, additai il postino e dissi per la prima volta “papà”, scatenando una delle più memorabili discussioni coniugali del secolo scorso.
Durò così tanto che mi spedirono dai nonni e quando compii dieci anni non era ancora finita.

“Guardati dagli specchi, non negli specchi.”
Lo diceva sempre mio nonno, prima che catturasse una cometa al lazo e fosse trascinato da essa in giro per il cosmo. Ora la cometa porta il suo nome, secondo gli scienziati rivedremo nonno nel 2030.
Il fatto è che gli specchi non mentono, gli specchi ingannano.
L’ho sempre sospettato: fanno finta di fare ciò che fai tu, ma in realtà se nessuno li guarda fanno quello che vogliono.
Poi una volta ne ho sorpreso uno che, invece di ripetere le mie mosse, mi fissava in modo malsano usando miei stessi occhi. Quando capì di essere stato scoperto s’affrettò a rimediare, ma inciampò sul riflesso di uno sgabello e finì steso oltre la cornice, fuori dal mio campo visivo.
A fatica l’altro me stesso si rimise in piedi, poi si sistemò i capelli e fece finta di niente.
Così feci anch’io, ma da quel giorno non mi sono più specchiato con serenità.
Perciò a casa mia ho fatto mettere, al posto degli specchi, altrettanti ritratti di me stesso.
Il pittore era un certo Ruben Ceffoni, che nel 1998 fu per circa settantatré secondi il ritrattista più famoso del mondo. In realtà faceva sempre lo stesso ritratto di Giuliano Ferrara, e poi cercava di convincerti che eri ingrassato.
Ci riusciva quasi sempre (dopotutto era nato anche lui a Grama Punzone) e poi ti dava il numero di suo fratello, Adolfo Ceffoni, dietologo di fama internazionale. Lo conoscevano da noi e nel piccolo stato del Mirghyszistan, esistito per circa sette giorni e poi trasformato in un fast-food.
Adolfo mi prescrisse una cura miracolosa per perdere peso: supposte all’elio.
Non persi un chilo, ma in compenso scoreggiavo tre ottave più alto.
Facevo peti tanto acuti che mi presero nel coro della parrocchia, quando si ruppe l’organo. Certo, dovevamo tenere le finestre aperte durante la messa, ma a Grama Punzone fa quasi sempre caldo, perché abbiamo solo due stagioni, l’estate e la primavera.
Questo perché i Grama Punzesi vendettero le altre due durante la guerra, per comprare il cannone più grande del mondo. Era così grosso che dovettero appoggiarlo al campanile, e potevano spararci fino in Cina.
Non che avessero nulla contro la Cina, ma non erano capaci di regolarlo per sparare altrove.
Oggi lo usiamo solo per le cerimonie importanti, ma bisogna prima avvertire il consolato cinese.
Ad esempio si usa quando, una volta all’anno, salutandolo con sei cannonate, premiamo il re dei Bugiardi.

Quest’anno ho vinto io, perché ho mentito fin ora e forse mento ancora.

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