La ballata di Tano

Non credo abbia senso. Fatevi quattro risate.

Questa di Tano il fattore è la storia
canta dei fatti, nè gogna nè gloria.
Il cor di Tano da tempo batteva
per la sua giovin bellissima Eva.

A dirla tutta, in questa ballata,
l’uno era un cesso e l’altra una fata.
Non vi stupisca se quindi, ed è vero,
Tano era sempre d’umore assai nero.

Così una sera, tornando dai campi
mentre già in cielo correvano lampi
Tano gelato, poich’era gennaio,
trovò rifugio in un buio pollaio.

Mentre cessava fortuita procella
giunse al suo orecchio soave favella:
certo era Eva: che suono, che voce!
Tano era al buio, ma lei la sua luce.

Accadde allora che fatto coraggio
(omo era invero, e non scarafaggio)
Alla sua bella si fece vicino
e l’afferrò pe’l suo bel corpicino.

Lui lo credeva più magro e slanciato
e in più odorava di pane sfornato.
L’amore è cieco, che ci vuoi fare:
nulla poteva più Tano fermare.

Ancora oggi con lo sguardo basso
trotta al lavoro di buon fermo passo.
E se gli chiedi perchè quel suo fare
lui non si ferma e ti manda a cagare.

La spiegazione di tanta eleganza
che ormai di Tano è consueta usanza
è che si dice che in quel di gennaio
non baciò Eva ma Mario il fornaio.

La sua reazione già fu leggendaria
con un calcion mandò Tano per aria.
Questa è la storia e c’è la morale:
a volte un bacio può far molto male

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